Prospettive macroeconomiche e scenari di mercato per questo mese

 

 

Now – Prende forma il rischio “protezionismo”

L’acuirsi del protezionismo commerciale costituisce il principale rischio alla crescita mondiale. All’inizio di luglio l’amministrazione USA guidata dal Presidente Donald Trump ha reso nota una lista di prodotti cinesi per un controvalore di 200 miliardi di dollari su cui gli Stati Uniti vorrebbero applicare una tariffa del 10%.

La decisione finale sarà presa il prossimo settembre, ma questa intenzione segnala una pericolosa escalation delle tensioni commerciali che si manterrà almeno fino alle elezioni politiche di metà mandato, o medio termine (dall’inglese Midterm Elections), negli USA in agenda martedì 6 novembre 2018.
Il rischio legato alla risposta delle autorità di Pechino alle mosse di Washington riguarda la possibilità di lasciare svalutare, sia pure in modo controllato, lo yuan (la valuta cinese) con effetti deflazionistici sul contesto globale.

 

 

New – All’orizzonte un secondo semestre 2018 in rallentamento per la Cina

L’atteggiamento da scontro “faccia a faccia” di Donald Trump soprattutto nei confronti della Cina si manterrà elevato, come detto, almeno fino alle elezioni di Midterm del prossimo novembre, aumentando il rischio di una prolungata riduzione del livello di fiducia a livello delle imprese con conseguenze negative sugli investimenti, sul commercio e sulla crescita globale. Gli ultimi dati mostrano che nel Paese della Grande Muraglia la crescita del PIL nel secondo trimestre 2018 ha rallentato marginalmente a +6,7% annuo dal +6,8% del primo.

Una escalation delle tensioni commerciali potrebbe portare a una riduzione più marcata del ritmo di espansione economica nella seconda parte dell’anno. In particolare i Mercati Emergenti, che da un lato stanno beneficiando della crescita globale, dall’altro sono vulnerabili al rialzo dei rendimenti obbligazionari e del dollaro USA ma anche alle tensioni commerciali.

 

 

Next – PIL mondiale in riduzione se la guerra commerciale diventa realtà

Le stime sull’impatto della guerra commerciale sul PIL globale sono soggette a molteplici variabili. Secondo recenti studi, in uno scenario di scontro commerciale duro, gli effetti sono quantificabili in prima approssimazione ad una riduzione dell’1% sulla crescita mondiale (dal 3,9% al 2,9%), con impatti maggiori (-2% /-2,5%) sulla crescita degli USA e della Cina. Sempre in questo scenario “estremo” la correzione delle principali borse è stimata intorno al 20-25% come conseguenza della riduzione della crescita degli utili e della contrazione dei multipli (ovvero del rapporto prezzo-utili).

L’effetto di rallentamento della crescita si tradurrebbe in minori rendimenti del titolo obbligazionario decennale USA, il Treasury Bond, nonostante un incremento dell’inflazione, mentre gli effetti sul cambio euro/dollaro potrebbero essere contenuti perché l’apprezzamento del biglietto verde come bene rifugio potrebbe essere compensato dalla riduzione del differenziale dei tassi a favore della moneta unica.

Nell’ipotesi che l’inasprimento in corso del protezionismo si limitasse all’applicazione da parte USA di tariffe del 10% sui 200 miliardi di dollari di prodotti cinesi con risposta proporzionale cinese e l’applicazione di tariffe del 25% sulle auto importate, l’impatto negativo sulla crescita globale è stimato intorno allo 0,5%.

Attualmente le preoccupazioni sul rallentamento globale a causa delle tensioni commerciali e su un eventuale picco della crescita USA nel secondo trimestre si riflettono sulla curva dei rendimenti degli Stati Uniti – la cui inversione negativa è considerato uno dei segnali predittivi più affidabili di recessione – sempre più piatta.

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