Prospettive macroeconomiche e scenari di mercato

 

Now – La FED alza il costo del denaro dello 0,25%

Rispettando le attese, la FED ha alzato a marzo il range target dei FED funds – il riferimento per i tassi di interesse USA – di 0,25 punti base portandolo a 1,50% -1,75%. La mossa tiene conto dell’outlook economico USA in rafforzamento e una maggiore fiducia da parte della banca centrale statunitense sul fatto che venga raggiunto il target dell’inflazione prima di fine anno. Nel 2018 il Prodotto Interno Lordo degli Stati Uniti è previsto crescere intorno al 2,7% – 2,8% anche grazie all’impatto della politica fiscale espansiva varata dal governo USA. La FED vede crescere il PIL americano ogni trimestre dalla primavera del 2016 a livello tendenziale, cioè anno su anno. E anche il mercato del lavoro manda segnali di forza. Nel mese di febbraio i nuovi occupati nei settori non agricoli sono balzati di 313.000 unità, superando nettamente le attese del mercato e risultando distribuiti su diversi voci, anche escludendo il balzo nei settori delle vendite al dettaglio e di quelli legati alle costruzioni.

 

New – Attesi tre rialzi dei tassi anche nel 2019

Messa in archivio la stretta monetaria effettuata a marzo, a questo punto i membri del Committee della FED stimano un totale di 3 rialzi dei tassi nel 2018 e ulteriori 3 rialzi nel 2019. Quest’ultima previsione è più alta di quando stimato in precedenza (2 rialzi). E non è tutto. Sono attesi dal Committee altre 2 strette monetarie al costo del denaro nel 2020, con un tasso di interesse che arriverebbe al 3,375% e con un tasso ritenuto di equilibrio alzato al 2,9% rispetto al 2,8% individuato in precedenza. Questo scenario più forte in termini di rialzi del costo del denaro trova stimolo anche sulle aspettative legate all’inflazione. La crescita degli indici dei prezzi al consumo (CPI) è infatti vista rafforzarsi nel corso dei prossimi mesi. A livello tendenziale le previsioni segnalano un possibile superamento della soglia del 2,5% per il dato tendenziale. Ma anche le aspettative a lungo termine stanno gradualmente aumentando, come suggerito dalla dinamica del tasso di breakeven forward.

 

Next – Le future mosse della FED metteranno sotto pressione Treasury Bond e dollaro

Le future scelte della FED condizioneranno il rendimento del Treasury Bond decennale americano, coinvolgendo diverse variabili. Una delle più importanti è quanto velocemente e intensamente sarà implementata la politica monetaria più restrittiva. Ma di contro peserà sul rendimento del  decennale USA anche un altro fattore, cioè il se e quando la Federal Reserve sarà costretta ad emettere più titoli obbligazionari per finanziare il crescente deficit del budget federale USA proprio mentre è invece impegnata a ridurre il proprio bilancio. In sostanza ci troveremo di fronte a un vero e proprio mix di elementi che nel loro complesso terranno sotto pressione il rendimento del Treasury Bond. A fronte di una FED sempre più protagonista attiva della scena il dollaro dovrebbe rimanere debole nel medio/lungo termine pur in una fase di rendimenti del decennale USA in rialzo. Sul biglietto verde pesa in particolare il deficit del budget federale USA atteso crescere al 5,2% del PIL e una BCE che diverrà progressivamente meno accomodante.

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