Lo strumento perfetto in cui investire dovrebbe avere tre caratteristiche principali: generare rendimento, avere una bassa volatilità ed essere liquido, ovvero permettere all’investitore di disporre del proprio patrimonio in qualsiasi momento.

In un contesto di nuova normalità, però,  dove circa 10 trillioni di dollari sono investiti in obbligazioni a rendimento negativo o prossimo allo zero, trovare nuove forme di rendimento mette gli investitori  di fronte ad un dilemma quasi machiavelliano: investire in strumenti più rischiosi o decidere di aumentare l’orizzonte temporale, rimandando ancora più in là negli anni la disponibilità dei soldi investiti.

Per investire in strumenti più rischiosi, è necessario essere pronti a sopportare la volatilità dei mercati in cui si investe, e non tutti lo sono.  Per la seconda possibilità, la normativa europea ha recentemente fornito una risposta che, oltre a venire incontro alle esigenze di clienti Private Banking e Wealth Management, ha anche dei riscontri sull’economia reale europea.  Approdano così nel mercato italiano gli ELTIF (European Long-Term Investment Funds),  i nuovi strumenti finanziari che permettono di accedere a mercati finora riservati solo ai clienti professionali.

Gli ELTIF fanno parte di un più vasto piano europeo emanato con una duplice finalità: armonizzare ancor di più la normativa UE del settore finanziario e creare maggiori sinergie tra il mercato dei capitali e l’economia reale. Consentono infatti di canalizzare il risparmio privato verso l’economia reale, mettendo a disposizione delle PMI dei capitali “pazienti”, utili per finanziare attività sia materiali, per esempio nei settori di infrastrutture ed energia, che immateriali quali istruzione e ricerca.

Nello specifico, si tratta di  fondi d’investimento che possono destinare il loro portafoglio a un ristretto novero di attività. Gli ELTIF devono contenere almeno il 70% di strumenti di equity o di debito emessi da PMI non finanziarie e non quotate, domiciliate in UE o in Stati extra-UE che soddisfino requisiti equivalenti in termini di normative su riciclaggio, antiterrorismo e fisco. Si potrà optare anche per titoli di società quotate, purché abbiano una capitalizzazione inferiore ai 500 milioni di euro, sempre nell’ottica di favorire le aziende di dimensioni medio-piccole, che costituiscono l’ossatura dell’economia europea. In portafoglio sarà possibile inserire anche quote di EuVECA, i fondi europei per il Venture Capital. Al gestore è data infine discrezionalità per il restante 30% del paniere, ma non sono ammesse vendite allo scoperto, né è possibile assumere esposizioni verso commodity o usare derivati se non a scopo di copertura.
Per evitare i rischi di concentrazione un ELTIF potrà investire negli strumenti emessi da una singola impresa non più del 10% del suo capitale.

È chiaro che un Eltif non è certo un investimento per tutti. Si tratta pur sempre di fondi alternativi, che hanno forma chiusa. A tutela dell’investitore retail (inteso nell’accezione MiFID di cliente non professionale), nella strutturazione del prodotto è necessario rispettare requisiti stringenti in termini di trasparenza. Inoltre, il gestore dovrà adottare e applicare una specifica procedura interna per valutare se il prodotto sia adatto alla commercializzazione presso gli investitori non professionali.
L’intento è quello di evitare che finiscano nelle mani di risparmiatori per i quali non sono adatti e senza un’adeguata consulenza.

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