Il record di 450 milioni di dollari battuto all’asta da Christie’s a New York per il Salvator Mundi di Leonardo, a metà novembre – oltre quattro volte il valore stimato – conferma l’emergere di un nuovo profilo di compratori internazionali, tipicamente di provenienza asiatica, che guarda ai capolavori dei grandi maestri come a potenziali trofei.

 

Il mercato italiano dell’arte non ha la stessa impronta speculativa. “Da noi si compra soprattutto a fini collezionistici. Molte famiglie diversificano i propri investimenti, in una logica di protezione del patrimonio, con l’acquisto di opere d’arte. Noi li aiutiamo a fare in modo che la curiosità o passione artistica e l’interesse economico vengano guidati in modo corretto”, spiega Domenico Filipponi, responsabile Art Advisory per Cordusio, alla vigilia di alcune aste milanesi: Finarte (27 novembre), Blindarte (29 novembre), Sotheby’s (29 e 30 novembre), Pandolfini (4 dicembre), il Ponte (5 dicembre) e Porro&co (6 dicembre).

 

Il mercato italiano dell’arte è particolarmente vivace in questa fase?

Non è ai livelli di New York, Londra o Parigi ma è certamente molto attivo, sta andando bene.

 

Quali sono gli artisti più ricercati se si pensa all’arte contemporanea?

C’è un interesse crescente per il Secondo Dopoguerra, gli anni ’50, ’60, ’70 e, di recente, anche il decennio successivo. Lo si è visto, ad esempio, a Torino, in occasione di Artissima, una delle più importanti fiere di arte contemporanea, che quest’anno nella sezione “Back to the Future” ha visto protagonisti gli anni ’80.

Mentre per artisti come Fontana, Manzoni e Burri, per citarne alcuni, hanno già da tempo conquistato una platea internazionale, la tendenza è quella di andare a scoprire nomi già noti in ambito storico artistico che non hanno ancora conosciuto il proprio momento di gloria sul piano collezionistico e di mercato, penso ad esempio al recente interesse per l’arte cinetica e l’arte ottica. Molti artisti infatti non hanno ancora ottenuto il riconoscimento che meritavano.

 

Tra gli artisti che in questo momento sono lontani dai riflettori si possono trovare delle opportunità interessanti?

Sì, pensiamo all’arte figurativa della prima parte del ‘900, oggi la domanda latita. Comprare un Casorati, un Carrà o un De Pisis a prezzi “scontati”, può rivelarsi una buona opportunità ma solo se la finalità dell’acquisto è di tipo collezionistico e non di investimento.

 

Che ruolo gioca il tempo per un buon investimento nell’arte?

Se si acquista un’opera con l’obiettivo di rimetterla sul mercato a breve, bisogna considerare in genere un arco di almeno cinque/dieci anni.

 

Quali sono i fattori che determinano il valore di un’opera?

Sono molti. Il nome dell’artista è solo un tassello. Contano anche lo stato di conservazione, il soggetto, la qualità esecutiva, la provenienza dell’opera: se per esempio l’opera è appartenuta ad un personaggio famoso o una famiglia illustre, una parte dell’aura che li circonda si trasferisce sull’opera.

Un altro tema chiave è la freschezza di mercato. Se un’opera viene messa in vendita per la prima volta dopo essere rimasta a lungo in una collezione privata ha un appeal maggiore rispetto a una che è passata di mano numerose volte e la quotazione potrebbe facilmente aumentare. Insomma, per identificare il valore in modo corretto serve una vera e propria due diligence.

 

Per un buon investimento, quale somma si dovrebbe destinare a un’opera d’arte?

Sotto i 100mila euro diventa complicato, il margine di manovra si riduce. È importante comunque rispettare sempre il criterio della diversificazione. Serve una pianificazione: il modo più efficace di operare è destinare ogni anno una quota del patrimonio all’acquisto di opere d’arte. Noi ci proponiamo di accompagnare i Clienti in un vero e proprio percorso collezionistico.

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