In ottobre avanza il processo di normalizzazione delle politiche monetarie da parte di FED e BCE. Ma sui mercati è ancora possibile trovare valore

 

Now – I banchieri centrali detengono 15 trilioni di dollari

Nove anni di stimoli monetari ultra-espansivi hanno portato sei tra le maggiori banche centrali (FED, BCE, Bank of Japan, Bank of England, Swiss National Bank e Riksbank) a detenere asset per 15mila miliardi di dollari a livello aggregato. Per effetto dei piani di Quantitative Easing messi in campo dopo la grande crisi finanziaria, oltre un terzo dei bond negoziabili su scala globale, pari a circa 54 trilioni di dollari, era detenuto dai banchieri centrali a fine aprile 2017. La conseguenza inevitabile dei vigorosi programmi di acquisto su titoli di Stato e altre emissioni è stata un’eccezionale compressione dei rendimenti, che negli ultimi anni ha consentito ai portafogli obbligazionari di consegnare performance molto elevate. In molte aree del reddito fisso, però, le valutazioni appaiono ormai care. I rendimenti attuali non sembrano in grado di remunerare adeguatamente il rischi.

 

New – FED e BCE in lenta ritirata

A ottobre, per la prima volta dal novembre 2008, la FED ha avviato una colossale opera di smaltimento del proprio bilancio, gonfiato fino a 4.500 mila miliardi di dollari dopo tre round di QE. Contestualmente, il Presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, ha lasciato intendere che si appresta a ridurre ulteriormente il programma di acquisti da 60 miliardi di euro su base mensile. La decisione sarà annunciata probabilmente in occasione della prossima riunione del Consiglio Direttivo, in calendario il prossimo 26 ottobre. In questo caso, si tratta solo di diminuire il dosaggio della terapia espansiva avviata da Draghi nel 2015 con il primo QE dell’Eurozona. Ma l’effetto combinato delle due manovre, insieme al nuovo rialzo dei tassi americani atteso a dicembre, richiede un’attenta gestione del rischio di portafoglio, con il supporto di una consulenza professionale.

 

Next – A livello aggregato, la liquidità continua a espandersi

È presto però per parlare di un’inversione di rotta nelle politiche monetarie su scala globale. Si calcola che i flussi di liquidità legati alle misure espansive delle maggiori banche centrali raggiungano un picco nel 2017. Nel 2018 continueranno a espandersi, benché a un ritmo più lento e solo nel 2019 si avrà una contrazione della liquidità a livello aggregato. Non ci sono ragioni per credere che il cambio di passo della FED e della BCE possa destabilizzare i mercati finanziari. Intanto, nel reddito fisso governativo è sempre più difficile identificare opportunità interessanti. Sui mercati azionari, invece, è ancora possibile trovare valore. La revisione al rialzo delle prospettive sugli utili consente alle valutazioni dei principali indici di borsa di mantenersi poco al di sopra delle medie a 10 anni. Non sembra quindi evidenziarsi il pericolo di mercati troppo sopravvalutati.

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