La ripresa economica globale dovrebbe aiutare la Cina ad allentare i rischi di surriscaldamento del credito e scongiurare il pericolo di una brusca frenata della crescita. Favorito dalle esportazioni, dagli stimoli fiscali e dall’indebolimento della divisa nazionale, il PIL della seconda economia globale dovrebbe continuare a espandersi a un ritmo sostenuto nei prossimi anni

 

NOW: l’economia riprende slancio, scongiurato l’hard landing

Riprende slancio la crescita economica della Cina. Complice la ripresa delle esportazioni legata al deprezzamento della valuta locale e degli investimenti del settore privato, nel primo trimestre dell’anno il PIL cinese ha segnato una crescita del 6,95% su base annua. Un andamento positivo che dovrebbe trovare conferma entro fine anno nel range compreso tra il 6% e il 7% grazie anche agli stimoli fiscali e al miglioramento dell’economia globale. La ripresa cinese affonda le basi sul recupero delle esportazioni: lo dimostra il dato relativo alla bilancia commerciale di marzo (non distorto dalle festività del nuovo anno lunare) che registra una forte ripresa dell’export (+16,4% in dollari, vs -1,3% di decremento del mese precedente) e una riduzione del tasso di crescita dell’import (+20,3% vs +38,1% del mese precedente). Scongiurato quindi per ora il cosiddetto hard landing (netto rallentamento della crescita) che aveva fatto preoccupare gli osservatori nelle scorse settimane.

 

NEW: torna a crescere l’avanzo commerciale

A partire dal 2011 fino ad oggi, l’avanzo commerciale, la situazione nella quale i beni esportati superano i beni importati, ha ripreso a salire portandosi al 3,8% del PIL. Questa è solo l’ultima fase di un percorso a tappe, che dal 2001, ovvero dall’ingresso della Cina nel World Trade Organization (WTO), si possono così sintetizzare:

  1. nel 2001 la Cina è diventata membro del WTO registrando negli anni successivi un considerevole aumento sia del suo export che del suo import. Il saldo di bilancia commerciale è però rimasto sostanzialmente invariato perché gli incrementi di entrambe le componenti sono stati simili.
  2. dal 2004 al 2007 la Cina ha iniziato ad accumulare grossi surplus commerciali (dall’1,7% del PIL nel 2004 al 7,5% nel 2007) grazie all’aumento dell’export soprattutto del settore manifatturiero (macchinari, apparecchi elettronici e attrezzature per il settore dei trasporti), mentre l’import è rallentato perché la Cina ha aumentato la produzione domestica di beni intermedi.
  3. dal 2008 al 2010 l’avanzo di bilancia commerciale si è ridotto fino al 2%, perché l’export cinese, colpito dalla crisi finanziaria mondiale, si è contratto più dell’import.

 

NEXT: restano intatte le preoccupazioni per il credito

Se la paura dell’hard landing, almeno per ora è accantonata, restano forti le preoccupazioni sull’incremento del credito in circolazione, che ha raggiunto livelli preoccupanti. Il Total Social Financing, un indicatore allargato del credito e della liquidità, è salito a marzo 2017 a 2.120 miliardi di yuan (307,4 miliardi di dollari) da 1.150 miliardi di yuan a febbraio 2017. Su questo fronte, i progressi sono lenti e i segnali contrastanti. Mentre la Banca Centrale della Cina (PBoC) appare intenzionata a liberalizzare gradualmente i tassi d’interesse per frenare la crescita del credito, a marzo la crescita dei prestiti bancari e dell’aggregato monetario M2 ha rallentato ma è salito il Total Social Financing, che include anche le forme di finanziamento al di fuori del tradizionale canale bancario (shadow banking).

La riduzione del tasso di crescita del credito in Cina è d’altro canto indispensabile per sgonfiare la bolla immobiliare: la Cina ha costruito negli ultimi 5 anni 10 milioni di nuovi appartamenti contro una domanda stimata pari a 8 milioni.

Una mano al raffreddamento della bolla creditizia e immobiliare senza determinare l’hard lending può arrivare dalla ripresa globale. Tuttavia appare quanto mai necessaria una radicale ristrutturazione del sistema delle grandi aziende statali, in molti casi decotte e senza prospettive di sopravvivenza se non grazie a politiche creditizie di favore. Le aziende statali dovranno focalizzarsi soprattutto sui settori più strategici, mentre le altre aziende pubbliche potranno essere privatizzate e/o ristrutturate.

Il basso livello del debito pubblico cinese (37,6% del PIL) permetterebbe in linea teorica una drastica ristrutturazione del debito delle imprese non finanziarie (156% del PIL) a carico del bilancio pubblico.

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