Il punto di vista di Manuela D’Onofrio, Condirettore Generale – Direzione Investments e Prodotti di Cordusio

Venerdì 6  aprile Trump ha minacciato nuovi dazi verso la Cina. Pechino ha risposto per le rime, tramite il Ministero per il Commercio con l’Estero, che ha prospettato misure di pari entità e che, soprattutto, ha precisato che non esistono attualmente i presupposti per iniziare dei negoziati costruttivi fra i paesi.

Le misure che la Cina potrebbe mettere in atto sono diverse, in particolare quelle mirate a colpire chirurgicamente il settore agricolo, in particolare i produttori di soia, concentrati in Stati che nelle scorse elezioni politiche hanno sostenuto in massa l’attuale  Presidente.

Per non parlare poi del settore aerospaziale, dove la Boeing fa la voce del leone per l’export verso la Cina, e di quello dei semiconduttori, i cui produttori americani fatturano un quarto del loro business nel mercato della superpotenza asiatica.

Dato il contesto appena descritto alcuni economisti hanno anche calcolato un possibile impatto negativo sul PIL globale dell’1%, che ovviamente sarebbe concentrato sull’economia a stelle e strisce.

Siamo alla resa dei conti? Resta comunque bassa la probabilità che questo avvenga, perché, sebbene le continue minacce di  Trump non aiutino e probabilmente dureranno ancora per mesi,  l’impressione è che non si tratti tanto di una sua strategia quanto di una tattica strumentale ad alcuni obiettivi ben precisi:

  • Ottenere un buon risultato alle elezioni di mid term di novembre.
  • Spuntare con la Cina condizioni migliori per le aziende americane che esportano o che producono direttamente nel gigante asiatico.
  • Assicurarsi un maggior impegno della Cina sul tema della protezione della proprietà intellettuale.

Quali le conseguenze di questa tattica? Sicuramente possiamo aspettarci la prosecuzione del clima di volatilità che da inizio anno caratterizza i mercati. Ma senza immaginare per ora conseguenze tragiche, infatti le parole di Trump del 6 aprile hanno avuto impatto sui mercati azionari, che hanno chiuso debolmente, ma resta il fatto che lo S&P 500 a 2500 punti e lo STOXX Europe 600 a 350/355  punti sono valori che indicano il perdurare del trend positivo in cui ci troviamo da tempo.

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