L’analisi dei trend demografici permette di tracciare una mappa delle migliori opportunità d’investimento nelle varie regioni del pianeta

 

NOW: cresce l’età media e diminuiscono le nascite

Lo sviluppo dell’economia è inevitabilmente legato ai cambiamenti in atto nella popolazione in un certo territorio. Per comprendere le possibili tendenze dell’economia e dei mercati nelle diverse regioni del pianeta è quindi necessario tenere sempre più in considerazione gli aspetti legati alla demografia. Quello che sta succedendo ora ai confini del nostro Paese e nel mare Mediterraneo ne sono un esempio tangibile.

Nell’influenzare i livelli di crescita economica, di risparmio e le dinamiche dei consumi, infatti, la crescita della popolazione e la distribuzione delle varie classi di età possono favorire alcuni settori economici a scapito di altri, giustificando piani di sviluppo differenti e obbligando i legislatori a ridefinire la struttura dei rispettivi sistemi pensionistici e di welfare.

In questo senso vale la pena ricordare che negli ultimi 50 anni la popolazione mondiale è più che raddoppiata, passando dai 3,3 miliardi di individui del 1965 agli attuali 7,3 miliardi. Nel frattempo, però, la piramide demografica ha subito due grandi trasformazioni: un progressivo allungamento verso l’alto dell’età media, dovuto alle migliori aspettative di vita che hanno reso numericamente più significativa la fascia degli ultra ottantenni, e un graduale restringimento della sua base, in seguito al costante decremento delle nascite.

Il fenomeno appare particolarmente evidente nei Paesi industrializzati, più esposti all’invecchiamento della popolazione, specialmente in Giappone ed Europa. Tra le dirette conseguenze di questi due fenomeni, c’è l’inevitabile contrazione del tasso di sviluppo nelle singole economie. Basti pensare al PIL americano: salito in media del 3,5% l’anno negli ultimi quattro decenni del ‘900, è aumentato solo dell’1,5% dall’inizio del secolo. Il confronto è ancora più significativo se si prende in esame il club dei 7 Paesi più industrializzati, esclusi gli Stati Uniti. In questo caso, il tasso di crescita della ricchezza è planato dal 4,3% registrato tra gli anni ‘60 e la prima metà dei ‘70 al 2,3% dei tre decenni successivi, fino allo 0,7% medio osservato negli ultimi 10 anni.

 

NEW: l’età influenza consumi e risparmi

Il motivo? È presto detto: se la popolazione non aumenterà più come in passato, si rendono necessari meno investimenti infrastrutturali per la costruzione di scuole, strade, ferrovie, porti o nuove case e al tempo stesso la domanda di servizi si stabilizza, in ragione di un numero relativamente costante di utenti.

Nel frattempo, però, cambiano inevitabilmente i rapporti di forza tra risparmio e consumi. In base alle ipotesi del ciclo vitale spiegate dall’economista Franco Modigliani, nelle diverse fasi della propria esistenza, gli individui allocano maggiori o minori risorse a favore del primo o dei secondi, finanziandoli con il reddito disponibile o tramite l’accesso al debito. Intuitivamente, i bambini e i ragazzi sono consumatori netti, mentre con l’inizio dell’attività lavorativa gli adulti sviluppano una capacità di reddito, di norma crescente, da destinare a risparmio, acquisto di beni e servizi. Infine, durante la terza età, si torna a essere consumatori netti, attingendo alle risorse accumulate durante la fase di vita precedente.

A livello aggregato, la composizione demografica di un Paese per classi di età ne determina, in ultima istanza, i tratti distintivi: le nazioni giovani saranno contraddistinte da elevati livelli di indebitamento (volti a finanziare la crescita) e di consumo, legati per esempio all’educazione dei figli e al loro mantenimento. Quelle in cui la fase d’invecchiamento è già avviata, invece, potranno contare sulla generazione di alti livelli di risparmio. Infine, le regioni in cui questo processo è molto pronunciato tenderanno a ridurre i consumi, erodendo i risparmi accantonati in precedenza.

 

NEXT: i riflessi per il mondo degli investimenti

La diversa distribuzione della popolazione e delle classi di età nelle varie regioni del mondo può fornire alcuni utili spunti in tema d’investimento mobiliare ed immobiliare.

Nei Paesi con trend demografici decrescenti, per esempio, converrà prediligere settori quali farmaceutico, servizi per gli anziani e gestione di fondi pensione. Sui mercati delle economie ancora in sensibile espansione demografica appaiono invece più interessanti altri comparti: infrastrutture, costruzioni, credito al consumo, servizi per l’infanzia e consumi di base.

I cambiamenti demografici in corso si riflettono anche nei sistemi di welfare, visto che la contrazione del patrimonio disponibile, nelle fasi di età più avanzata, ha delle implicazioni rilevanti in materia di sistemi pensionistici. L’aumento del numero di pensionati in relazione ai lavoratori attivi sta determinando, non a caso, un progressivo accantonamento dei sistemi retributivi, non più sostenibili, a favore di quelli contributivi. Per smussare gli effetti di una riduzione del risparmio su scala globale, sarà necessario in ogni caso allungare l’età lavorativa, in linea con il miglioramento delle aspettative di vita. Un dato aiuta a cogliere la dimensione del fenomeno, che riguarderà in misura crescente anche alcuni Paesi cosiddetti emergenti: se nel 2015, gli Stati Uniti e la Cina potevano contare rispettivamente su 2,6 e 4,1 lavoratori attivi per ogni pensionato, nel 2040 si stima che il rapporto sia destinato a scendere a quota 1,9, in entrambi i Paesi.

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