Un ruolo in crescita caratterizzato da prudenza nel risparmio, nell’investimento e nel passaggio generazionale

 

Il patrimonio, la sua protezione e la pianificazione del suo trasferimento, assumono interessanti sfumature e potenzialità se li si osserva con una prospettiva “rosa”, cioè dal punto di vista femminile. Fino a pochi anni fa, in realtà, “il tema del genere” non era mai entrato in considerazione parlando di gestione del patrimonio e di finanza. Ma ora su questo fronte è in corso una vera e propria trasformazione, spinta soprattutto da due fattori: la presa di coscienza di una prospettiva di vita media del genere femminile ben superiore a quella degli uomini e il fatto che le donne guadagnano sempre più potere economico.

I numeri parlano chiaro: le donne sono ben più longeve, con una prospettiva di vita media maggiore di quella del genere maschile e con una previsione in crescita nei prossimi anni. Perciò è molto probabile che ad un certo punto della sua vita una donna si troverà a dover necessariamente pensare alle finanze, alla pianificazione degli investimenti e quindi alla pianificazione della trasmissione del patrimonio ai propri eredi senza la presenza del proprio compagno, faccende a cui, magari, non aveva mai pensato fino a quel momento.

 

Prudenza e lungimiranza

Vale allora la pena considerare il rapporto delle donne con le risorse economiche che hanno a disposizione: qui entra in campo la teoria del “paradosso finanziario femminile”, secondo il quale le donne guadagnano sempre più potere economico ma considerano le proprie capacità di investimento e pianificazione inferiori alla media. Secondo un importante studio americano realizzato dal BMO Wealth Institute l’universo femminile tiene le redini di una quota crescente della ricchezza familiare, tanto che ormai le donne controllano il 51% della ricchezza personale negli Stati Uniti. Tuttavia tendono a passare la mano su questioni importanti come investimenti e pensioni perché soffrono di una sorta di inferiorità rispetto al genere maschile.

Ma se la situazione è questa c’è da chiedersi se la differenza di genere comporti anche una differenza di comportamenti delle donne in relazione agli investimenti e al patrimonio.
Secondo la finanza comportamentale, una branca della finanza che è sempre più importante e pertanto sempre più seguita dagli analisti finanziari, le donne hanno un atteggiamento verso il denaro più orientato al risparmio e più prudente e conservativo verso gli investimenti; in gergo tecnico finanziario si dice: hanno una avversione al rischio più alto.

Inoltre le caratteristiche di concretezza, flessibilità e la capacità di essere multitasking rendono il gentil sesso molto meglio attrezzato a gestire le crisi economiche e a dare un contributo sostanziale alla stabilità finanziaria personale e familiare, grazie ad un occhio più attento al futuro e, perché no, all’equità sociale.

Come nel passato, nelle donne, tuttavia, c’è ancora una sorta di “resistenza psicologica” ad occuparsi di temi finanziari, con la tendenza a delegarli alla componente maschile della famiglia. I numeri confermano infatti che la gestione delle entrate in famiglia è prevalentemente delegata all’uomo che si occupa degli investimenti nel 38% dei casi contro il 19% delle donne.

Questo atteggiamento di resistenza psicologica può dipendere da un retaggio culturale o da problema di educazione finanziaria: valgono entrambi gli aspetti. Peraltro, il fenomeno non riguarda solo l’Italia ma appare piuttosto omogeneo: le donne vanno, quindi, incoraggiate a farsi carico dei propri interessi finanziari e promuovere in loro la conoscenza diventa importante, perché se da un lato è stimato che le donne abbiano di solito meno confidenza degli uomini con le nozioni finanziarie e le logiche di mercato dall’altro canto è accettato che  abbiano una maggiore percezione delle dinamiche di tipo demografico: per esempio le donne capirebbero meglio l’importanza del financial planning nel lungo periodo e le sue implicazioni nelle scelte fra capitale e rendita.

 

Imprenditoria in rosa

Quando nel patrimonio è compresa un’azienda di famiglia, poi, il ruolo della donna negli obiettivi futuri che riguardano l’azienda stessa può risultare fondamentale, sia quando si trovi ad affrontarlo in prima persona, sia quando ne sia coinvolta insieme agli altri membri della famiglia. A questo proposito, anche qui, come per le finanze, si è cominciato a considerare la situazione sotto il profilo di genere e si è parlato quindi del cosiddetto passaggio generazionale “in rosa”, in contrapposizione al passaggio generazionale sempre considerato come “male dominated”.

I dati più recenti sulla dimensione dell’imprenditoria femminile indicano una percentuale intorno al 25% di aziende in cui la leadership è esercitata a pieno titolo da una donna. Se consideriamo, invece, anche le diverse realtà imprenditoriali dove la donna è comunque presente con un ruolo decisivo e strategico registriamo una presenza anche superiore al 50%. Il passaggio “generazionale in rosa” rappresenta, quindi, una situazione non certo marginale.

 

“Di padre in figlio, di madre in meglio”

Infine la donna, laddove coinvolta, risulta decisiva per le caratteristiche di concretezza e flessibilità che le appartengono, insieme ad una particolare sensibilità, ed è capace di intervenire nel passaggio generazionale realizzando scelte sagge, durature, affidabile e anche sostenibili.

La donna, in particolare se imprenditrice, poi, a differenza degli uomini più resistenti alla successione, appare orientata ad intervenire nel passaggio generazionale interpretando i suoi eredi non come antagonisti ma come continuatori della propria visione e innovatori, in grado di raggiungere mete inesplorate e ancora più ambiziose, e non solo accetta ma incoraggia la condivisione e la verifica di tutti gli aspetti del passaggio generazionale con il proprio figlio o figlia. Inoltre la maggiore sensibilità che la contraddistingue fa sì che l’imprenditrice riesca a bilanciare le responsabilità professionali con quelle di gestione della vita sociale, domestica ed emotiva della propria famiglia: per tale motivo ha più facilità a realizzare il passaggio da una generazione all’altra assicurando la continuità dell’imprese insieme all’armonia della famiglia.

 

Contributo realizzato con la collaborazione del team di Wealth di Cordusio e presentato durante un evento Cordusio tenutosi a Roma lo scorso 9 maggio.

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