Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) rappresenta un’opportunità unica per l’Italia di cambiare la propria struttura economica e rilanciare la competitività del Paese, a cominciare dalle tante piccole e medie “multinazionali tascabili” italiane, motore del nostro export industriale. Il Piano si inserisce all’interno del programma Next Generation EU (NGEU), il pacchetto da 750 miliardi di euro, costituito per circa la metà da sovvenzioni, concordato dall’Unione Europea in risposta alla crisi pandemica. La principale componente del programma NGEU è il Dispositivo per la Ripresa e Resilienza (Recovery and Resilience Facility, RRF), che ha una durata di sei anni, dal 2021 al 2026, e una dimensione totale di 672,5 miliardi di euro, di cui 312,5 sovvenzioni e i restanti 360 miliardi prestiti a tassi agevolati.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza del governo Draghi ha appena ricevuto l’ultimo via libera dall’Ecofin e il Paese si prepara ad accogliere un ammontare di fondi senza precedenti: 191,5 i miliardi di euro che arriveranno nei prossimi cinque anni. La Commissione Europea invierà a breve una prima rata agli Stati membri sotto forma di anticipo pari a circa il 13% del totale. Quindi, già entro poche settimane, nella casse del Tesoro italiano entreranno i primi 25 miliardi in un unico versamento. A questo punto per l’Italia il successo del Piano si basa sulla capacità del Governo di garantire che l’ammontare dei fondi in entrata venga utilizzato efficacemente per rilanciare l’economia italiana e le sue imprese.

Lo sforzo di rilancio dell’economia italiana delineato nel Piano è incentrato su due pilastri strategici condivisi a livello europeo: Transizione verde (31% del totale fondi pari a circa 60/70 miliardi di euro) e Digitalizzazione e innovazione (21% pari a circa 40/50 miliardi di euro), con il resto dei fondi ripartiti tra gli altri quattro grandi pilastri (Infrastrutture per la mobilità sostenibile, Istruzione e ricerca, Inclusione e coesione, Sanità). Se i fondi UE saranno spesi correttamente, il Governo stima che al termine del Piano nel 2026 il PIL sarà del 3,6% superiore all’attuale trend. Due fattori principali contribuiscono a questo risultato: nel breve periodo prevale l’effetto domanda, innescato ad esempio dalla maggiore spesa per la costruzione e la realizzazione di investimenti pubblici. Nel medio termine, maggiori investimenti accrescono l’impegno di capitale pubblico con persistenti effetti positivi sul PIL potenziale ed effettivo.

Grazie a queste enormi risorse messe in campo, il PNRR si pone come grande occasione di crescita e di miglioramento della competitività per il tessuto di piccole medie imprese italiane di qualità che potranno trarre beneficio da questi stimoli economici in tutti i settori coinvolti dal Piano. Si sta creando quindi un contesto favorevole che stimola l’aspirazione delle aziende di qualità italiane di accedere a nuove risorse e competenze professionali per crescere, e così di poter arrivare agli importanti margini di crescita che le PMI italiane riteniamo possano raggiungere nel corso dei prossimi anni. Anche Cordusio supporta le grandi potenzialità delle piccole e medie imprese del sistema Italia con soluzioni di investimento innovative che dimostrano la nostra fiducia nel sistema produttivo del nostro Paese coerentemente con la strategia del Gruppo UniCredit che prosegue nel suo impegno in prima linea a supporto dell’economia reale, con programmi mirati quali la task force recentemente istituita e dedicata a sostenere la realizzazione del piano (per approfondire, consultare il Comunicato Stampa UniCredit).

 

 

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