Crescita, inflazione e politica monetaria per le principali macro aree dell’economia mondiale

 

Il quadro macroeconomico rimane solido, grazie a una ripresa in consolidamento su entrambe le sponde dell’Oceano Atlantico, accompagnata da una crescita robusta nei Paesi emergenti. Le banche centrali americana ed europea avanzano nel percorso di normalizzazione della politica monetaria. Rassicurate da una dinamica inflattiva che non desta preoccupazioni, mantengono però un approccio graduale.

 

USA

Ciclo economico. La crescita USA è vista in accelerazione, dal 2,1% stimato per il 2017, al 2,3% del prossimo anno.
Contribuiranno positivamente sia i consumi privati che la spesa pubblica. Anche la spesa per gli investimenti delle aziende, l’elemento mancante della ripresa negli scorsi anni, è prevista in espansione nel 2018.

Inflazione. A settembre l’inflazione headline (generale) è salita dello 0,5% rispetto ad agosto e del 2,2% su base annua. I salari medi orari sono aumentati del 2,9%, lo 0,3% in più rispetto alle attese. Il dato, però, è influenzato dal passaggio degli uragani Harvey e Irma, che hanno condizionato anche il numero di occupati nel settore non agricolo, in calo di 33mila unità a settembre.

Politica Monetaria. I dati sull’andamento dei prezzi al consumo, la forza del mercato del lavoro e il consolidamento della ripresa nel secondo e terzo trimestre rendono probabile un nuovo rialzo dei tassi a dicembre da parte della FED. Intanto l’autorità monetaria ha avviato una graduale riduzione del proprio bilancio, salito fino a 4.500 miliardi di dollari.

 

Eurozona

Ciclo economico. La crescita del PIL del secondo trimestre è stata rivista al rialzo a più 2,3% su base annua, il livello più alto da inizio 2011. Nel periodo luglio – settembre si stima un leggero rallentamento congiunturale, dovuto ad un modesto calo dei consumi. La ripresa dovrebbe comunque confermarsi solida, attestandosi a più2,2% nel 2017.

Inflazione. I prezzi al consumo continuano a sorprendere al ribasso. La BCE ha previsto un tasso d’inflazione all’1,20% nel 2018, in rialzo all’1,5% l’anno successivo: in entrambi i casi, nettamente inferiore al target del 2%. In questo scenario, Mario Draghi ha ricordato che i tassi rimarranno bassi ben oltre la fine del QE.

Politica Monetaria. In occasione della riunione del 26 ottobre, la BCE potrebbe annunciare una graduale riduzione dello stimolo monetario, a partire dal 1 gennaio 2018. Si ipotizza un taglio iniziale agli acquisti nell’ordine di 20 miliardi su base mensile, dai 60 miliardi attuali. La BCE, pur riducendo gli acquisti, si manterrà espansiva nel 2018.

 

Asia

Ciclo economico. Il FMI ha alzato le stime di crescita della Cina per il 2017 e 2018 portandole rispettivamente a più 6,8% e più 6,5%. L’ipotesi di partenza è che le autorità di Pechino mantengano una politica fiscale espansiva, sebbene in marginale rallentamento per contenere i rischi di surriscaldamento del settore immobiliare.

Inflazione. Il Giappone sta lentamente uscendo da uno scenario deflattivo, come dimostra la lenta risalita dell’indice dei prezzi al consumo. La ripresa ciclica è sostenuta dall’export e da un robusto pacchetto di stimoli monetari e fiscali. L’indice Tankan segnala un livello elevato di fiducia tra le grandi imprese manifatturiere.

Politica Monetaria. L’inflazione sotto controllo consente alle autorità monetarie di mantenere un atteggiamento accomodante. Il bilancio della Bank of Japan continua a espandersi, per effetto del programma di Easing Quantitativo e Qualitativo. In Cina, le riserve monetarie aumentano per l’ottavo mese consecutivo portandosi a 3,1 trilioni di dollari.

 

 

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