La filantropia è innescata dall’emozione ma è un processo, che per la rilevanza dei valori impegnati, ha contenuti di razionalità che vanno gestiti con la massima attenzione

Filantropia è una parola greca che unisce in sé i concetti di amicizia e uomo. In altri termini è un sentimento di affetto verso il prossimo che si realizza attraverso un’attività di beneficenza. Non interessa qui fare una dissertazione etimologica sulla parola ma sentimento ed emozione hanno un ruolo fondamentale nella filantropia come in ogni altro aspetto della vita. Ne rappresentano il movente principale, ma non l’unico. Muovendosi verso l’alto in un’ipotetica scala di entità delle donazioni, nell’animo del filantropo si affiancano altre ragioni: la necessità di condividere, il desiderio di lasciare una memoria di sé e della propria vita. Ma anche la volontà di sostenere una giusta causa per cui si è lottato o a cui ci si è appassionati nel corso della vita, sia essa l’arte, lo sport, il sociale, la ricerca scientifica, la cultura in generale. Un esempio è dato da Gerolamo Gaslini, imprenditore genovese che ha donato il proprio patrimonio alla Fondazione dell’Istituto Giannina Gaslini che ha costruito e che ancora gestisce l’omonimo ospedale pediatrico di Genova.

 

Da donatore a filantropo

Con l’entità della donazione cresce la razionalità insita nel gesto, pur mantenendosi un’emotività di fondo. Per questo generalmente si fa una distinzione tra micro-donazioni e filantropia. Nella categoria delle micro-donazioni rientrano le erogazioni di cifre di piccole o medie dimensioni donate sulla spinta dell’emozione effettuate utilizzando prevalentemente il conto corrente postale oppure il cosiddetto sms solidale. La filantropia presuppone invece somme più importanti che vanno da qualche migliaio fino a milioni di euro. Ma non solo, il gesto filantropico può essere anche in natura, nel caso ad esempio di opere d’arte o patrimonio immobiliare o beni la cui produzione rientra nell’attività del donante. In virtù del valore più elevato messo a disposizione, il filantropo, sviluppa o dovrebbe sviluppare un processo di scelta più razionale e partecipativo. Nella razionalità del gesto, può rientrare anche l’analisi dell’impatto fiscale della liberalità.

 

Un aiuto dal fisco

Parlare insieme di vantaggi fiscali e di donazioni può apparire cinico. Ed è certo che chi decide di donare non è spinto da una simile motivazione. Tuttavia dalle ricerche sul tema della filantropia emerge un elemento positivo in termini di propensione alla donazione. Quando viene chiesto a dei filantropi già attivi se donerebbero di più con un regime fiscale più favorevole, la risposta è univoca: sì. Pertanto la variabile fiscale, per chi in qualche maniera è già impegnato, può far aumentare l’entità delle donazioni. Anche nei sistemi a maggiore deduzione, come quelli anglosassoni dove si arriva anche al 100%, i benefici fiscali non sono l’unica fonte di motivazione ma di maggiore propensione e di stimolo alla cultura del dono.

Il sistema tributario italiano prevede numerose agevolazioni fiscali per chi effettua erogazioni liberali a favore di determinate categorie di enti di rilevanza sociale. Tali agevolazioni possono prendere la forma di detrazioni o deduzioni dal reddito imponibile Irpef o  di deduzioni dal reddito imponibile Ires. Le norma più generosa è il D.L. 35/05 c.d. “Più dai meno versi”. che prevede la possibilità di dedurre dal reddito complessivo, in sede di dichiarazione dei redditi, le liberalità in denaro o in natura erogate a favore delle ONLUS, nel limite del 10% del reddito dichiarato e comunque nella misura massima di 70.000 euro annui. Inoltre, con la Legge di Stabilità per il 2015 sono aumentate le detrazioni IRPEF per chi effettua erogazioni liberali: è possibile  detrarre dall’Irpef lorda il 26% della donazione in denaro per un limite annuo di donazione pari a 30.000 euro

Le imprese godono, per le donazioni in denaro, di una deduzione totale dall’imponibile Ires fino a un importo massimo di 30.000 euro o pari al 2% del reddito d’’impresa dichiarato. In alternativa per le liberalità in denaro o in natura erogate a favore delle ONLUS, la possono beneficiare di una deduzione totale nei limiti del 10% del reddito dichiarato e comunque nella misura massima di 70.000 euro annui.

Esistono, inoltre, altre tipologie di agevolazioni in relazione al soggetto beneficiario, come l’ART BONUS – Credito di Imposta per favorire le erogazioni liberali a sostegno della cultura, recentemente introdotto.

 

Serve una consulenza professionale

Abbiamo visto quali sono i vantaggi fiscali messi a disposizione dalla legge per quanto riguarda le liberalità. Già così si comprende la difficoltà delle scelte da affrontare. Se alla questione fiscale si affiancano la scelta del beneficiario, la decisione sulla forma (donazione diretta, trust, fondo filantropico gestito, fondazione, ecc.) ed eventualmente la volontà di trasferire somme di denaro o beni in natura tramite lascito testamentario appare chiara la necessità di ricorrere a consulenti esperti in materia. Infatti, uno dei momenti in cui il patrimonio si trasforma da bene privato in lascito solidale è proprio il momento della pianificazione successoria, in particolare nei casi  di assenza di eredi diretti. Occorre, quindi, allestire al meglio la struttura del lascito individuando con chiarezza lo scopo, il destinatario e la parte di patrimonio che verrà trasferita.

Non bisogna infatti dimenticare che la filantropia non la si fa per professione o, se si sceglie di farla come nel caso di Bill Gates con la fondazione che gestisce insieme alla moglie Melinda, è un’attività che segue una vita in cui si è fatto altro. È quindi molto importante essere affiancati da figure in grado di capire le motivazioni e il profilo filantropico della persona, la sua disponibilità, la causa o i beneficiari che vuole sostenere, l’erogazione attraverso una delle variabile consentite dalla legge, fino ad esaminare e misurare l’impatto sociale che si è ottenuto con l’intervento filantropico.

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