Che cos’è la Modern Monetary Theory?

La Teoria della Moneta Moderna (TMM, nota anche con l’acronimo inglese MMT Modern Monetary Theory), è il nome di una teoria economica che spiega che il deficit pubblico non è un problema per uno Stato che abbia la propria moneta e la propria banca centrale, perché può sempre ripagare il debito pubblico creando moneta.

La teoria è stata sviluppata dall’economista americano Warren Mosler negli anni 70 quando faceva il trader a Wall Street ed è cresciuta in gran parte grazie ad internet e ai blog personali degli economisti. Oggi, la MMT è uno degli argomenti politici principali in US: Alexandria Ocasio-Cortez e Bernie Sanders hanno sposato la teoria e Stephanie Kelton, economista e capo consigliere economico di Sanders durante la campagna presidenziale del 2016, ne è il massimo esponente.

Alcuni principi fondamentali

  • Lo Stato è l’emittente della moneta. Uno Stato che ha una propria moneta e ne governa l’utilizzo, non ha vincoli di bilancio e quindi non potrà mai fallire se non per scelte politiche. A differenza di una famiglia o di una impresa privata, uno Stato non potrà mai essere in deficit o dichiarare il default, poiché non è colui che usa i soldi (user), ma colui che li emette (issuer).
  • La banca centrale non è più un’istituzione separata e indipendente, come invece lo è oggigiorno, ma è al servizio della politica fiscale del Governo.
  • I Governi non hanno bisogno delle tasse prima di spendere. La spesa pubblica non è più vincolata dalle entrate fiscali. Quindi, non occorre aspettare di incassare le tasse per poi sostenere le spese. La banca centrale può sempre stampare tutto il denaro necessario per finanziare la spesa pubblica.
  • Le tasse servono per stabilizzare l’inflazione. Contrariamente alle attuali teorie economiche le tasse non servono solamente per fornire al Governo risorse da spendere per costruire infrastrutture, finanziare programmi di welfare sociale e così via, ma sono strumenti necessari sia per redistribuire la ricchezza fra la popolazione che per abbassare il livello di inflazione, nel caso fosse necessario.
  • L’obiettivo primario del Governo è la piena occupazione. I Governi dovrebbero agire come ‘datore di lavoro di ultima istanza‘, sfruttando le risorse e le persone non utilizzate dal settore privato. In sostanza, quando il settore privato non può o non vuole massimizzare il potenziale produttivo dell’economia, i Governi possono e devono spendere denaro nell’economia reale concentrandosi su progetti concreti. L’idea nasce dal fatto che investire in istruzione, infrastrutture e ricerca e sviluppo, può favorire la crescita nel lungo termine.
  • Le nazioni completamente sovrane dal punto di vista monetario possono sempre emettere cartamoneta per effettuare qualsiasi pagamento dovuto nella loro valuta.

Alcune critiche  alla teoria

  • Il bene pubblico e la fiducia: la teoria parte dall’assunto che lo Stato agisca solo alla ricerca del bene pubblico, ma la storia ci insegna che ogni Governo è composto da politici, con loro ideologie, interessi e scadenze elettorali. La teoria della moneta poggia sull’ipotesi che lo Stato sia ritenuto il custode degli interessi comuni, ma così, si sopravvaluta lo Stato, come se non fosse governato anche da interessi di parte e a volte di breve periodo.
  • L’indipendenza delle banche centrali: è ritenuta fondamentale per tenere sotto controllo l’inflazione e per dare maggiori garanzie ai detentori del debito pubblico, questo a scapito anche di una più elevata disoccupazione sistemica.
  • Spese improduttive: il sistema genera valore per tutti quando le spese dello Stato vengono convogliate su attività che creano ricchezze reale, sbagliare a convogliare queste spese verso attività improduttive genererebbe solo un aumento del debito.
  • Globalizzazione: la teoria sembra pensata per un mondo in cui non ci si debba relazionare con l’estero, con i tassi di cambio e con le possibili svalutazioni della moneta.

Conclusioni

Nei paesi più avanzati, negli ultimi anni, si è risposto alle crisi economiche con misure di politica monetaria molto accomodanti. Gli acquisti da parte della Fed e della BCE di grandi quantità di titoli di stato o societari sono serviti per abbassare i tassi di interesse di lungo periodo e far in modo che i capitali confluissero così su azioni e obbligazioni emesse dai Governi e dalle aziende private. Se questa tipologia di interventi ha aiutato sicuramente a far crescere i mercati azionari e obbligazionari, è anche vero che non ha avuto riflessi sull’economia reale che – soprattutto con l’emergenza Coronavirus – continua a trovarsi sempre più in difficoltà.

Nelle ultime settimane, molti Stati hanno inserito nel loro pacchetto emergenza iniezioni di liquidità diretta verso i cittadini. L’ helicopter money (così come teorizzato da Friedman) è già realtà: a febbraio il Governo di Hong Kong ha deciso di trasferire circa 1.270 dollari a tutti i residenti adulti finanziariamente colpiti dall’epidemia. Anche Singapore ha previsto piccoli pagamenti in contanti a tutti i cittadini e lo stesso hanno fatto gli USA inserendo nel pacchetto da 2.000 miliardi di dollari degli esborsi diretti per un valore di 250 miliardi di dollari.

In questo contesto di nuova normalità è, in generale, auspicabile, in tutti gli Stati una maggiore integrazione fra politiche fiscali e politiche monetarie laddove queste siano indirizzate a far diminuire le disparità economiche fra le persone e siano convogliate verso una ripresa economica sostenibile.

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