Manuela D’Onofrio, Responsabile della Direzione Investimenti Cordusio, intervista Stephen Kam Products Specialist nel Comparto Asia ex Japan di HSBC.

L’intervista è sottotitolata e ne è qui riportata  la trascrizione.

Stephen lavora come Products Specialist nel Comparto Asia ex Japan di HSBC. Quindi oggi avremo interessantissimi temi su cui discutere.  E la mia prima domanda è sulla Cina. All’inizio dello scorso anno la Cina ha rappresentato una problematica non indifferente a causa della crisi, infatti abbiamo assistito a un grande crash finanziario all’ inizio dello scorso anno. La cosa ha preoccupato non poco, perché si pensava che la Cina avrebbe avuto un impatto violento oltre a una gran svalutazione dello yen. Perciò, a che punto siamo nel percorso di risalita economica del Paese? Si raggiungerà un punto di equilibrio?

La sua domanda è assolutamente giusta; 12 mesi fa la preoccupazione di un impatto violento è stata davvero grande, tutti si aspettavano una crescita e, in fin dei conti, non si è mai assistito a un vero disastro. La buona notizia, invece, è stata che nella seconda parte del 2016 la crescita si è stabilizzata e, anzi, ai è risollevata e man mano si sta sempre più stabilizzando. Abbiamo assistito infatti a un aumento del PIL del 6.8% e a una crescita costante nel corso del 2016 fino all’inizio del 2017. Ma c’è una cosa assolutamente positiva: a settembre dello scorso anno, il PPI (Producer Price Index) che misura l’inflazione economica in ambito di produzione industriale è passato da un valore negativo a un valore positivo. E questo la dice lunga considerato che il PPI era stato negativo per ben 4 anni, quindi ciò ha rappresentato davvero un elemento significativo per l’inflazione in ambito industriale oltre che in termini di produzione. Ma è interessante la ragione per cui abbiamo attraversato un periodo caratterizzato da un’inflazione negativa: abbiamo avuto problemi di capacità eccedente, con molti inventari da far ripartire, ma fortunatamente, dopo 4 anni, si intravede una inflazione al rialzo economicamente e produttivamente parlando, e questo chiaramente offre alle aziende maggior capacità di determinazione dei prezzi, con un business planning sempre più consolidato. I profitti relativi all’industria manifatturiera sembrano essere più positivi adesso e se si dà uno sguardo all’economia di consumo in generale si può riscontrare un andamento stabile, contrariamente agli anni passati in cui si è vissuta una lentezza assoluta nel settore. Se guardiamo ai valori attuali, possiamo affermare che per il 2017 si intravede una ripresa in questo senso.

Se diamo uno sguardo ai Paesi asiatici, quali sono quelli in cui si investe maggiormente al momento, e quali sono i settori che offrono più opportunità, senza tralasciare il fatto che i mercati asiatici sono stati performanti in passato?

Per quanto riguarda la gestione di HSBC a Hong Kong, principalmente noi copriamo l’area Asia ex Japan, vale a dire Asia settentrionale, Cina, Corea e Taiwan, regioni asiatiche e India. Ma in termini di crescita del PIL, credo che i mercati in Cina, India, Indonesia e Filippine stiano avendo la meglio per quanto riguarda valori di crescita. Chiaramente alla base esiste una selezione nel processo di investimento aziendale, infatti la nostra strategia finanziaria è incentrata su un approccio bottom-up. Ma esistono alcuni temi sempre di nostro gradimento nei territori Asia ex Japan, e che consideriamo in un’ottica più generale e non necessariamente specifici di determinati Paesi; ad esempio, il consumo e l’importanza del marchio aziendale. E in questo senso devo dire che l’Asia in generale e la Cina in particolare restano in prima linea e sono molto molto forti. Un altro settore in cui crediamo e investiamo è l’ambito finanziario, inteso più come compagnie assicurative e meno come settore bancario. Infatti, in questo ambito, il tasso d’interesse ha rappresentato una situazione interessante, passando in dieci anni da un rendimento di 1,70 a 2,60, e le prime a beneficiare di questo saranno proprio le compagnie assicurative. Per quanto riguarda i mercati, al momento la Corea è in testa, e con il nostro approccio bottom-up la valutazione in questi territori è molto allettante, soprattutto nel mercato indiano e coreano. Siamo molto ottimisti per i settori in cui i prezzi sono molto favorevoli rispetto alla domanda, come l’IT. In Corea, soprattutto in questo settore, il nostro portfolio finanziario si situa in un’ottima posizione.

Prima ha menzionato un aumento del rendimento registrato in dieci anni, da 1,60 a 2,70. Io ricordo benissimo il periodo in cui il dollaro era a rischio e in molti erano preoccupati del dollaro americano e della bolla dei debiti nelle società asiatiche. Questo è ancora un motivo di preoccupazione per voi?

Credo che le economie del territorio Asia ex Japan siano molto più forti e flessibili rispetto a quanto non fossero durante la crisi finanziaria. Allora, le aziende e i Paesi facevano molto più affidamento ai finanziamenti in dollari americani, negli ultimi dieci anni e più abbiamo invece assistito a uno sviluppo dei mercati delle obbligazioni. Quindi, in senso generale, i Paesi e i mercati sono molto più flessibili adesso rispetto al periodo scorso di crisi. E ripeto, se guardiamo alla crisi degli ultimi due anni, la resilienza dei mercati in India e Indonesia è aumentata; è vero, sono stati mercati più volatili e instabili durante il periodo di trambusto dei mercati delle obbligazioni, ma hanno mostrato molta resilienza in termini di principi economici fondamentali.

Prima ci ha parlato dell’India, e sappiamo che negli ultimi anni questo Paese in particolare, e l’Asia in generale, ha investito molto nelle infrastrutture. Questo è ancora un punto caldo di riferimento nel vostro portfolio?

Assolutamente sì. La prospettiva di crescita dell’India sul medio e lungo periodo è qualcosa che ci interessa moltissimo. Credo che il settore delle infrastrutture abbia rappresentato un focus per l’economia di questo Paese in generale e per l’ambito finanziario in particolare. Quindi assolutamente sì, il nostro portfolio include diversi nomi, tutti finalizzati a investimenti in termini di rendimento e profitti che noi intravediamo in questo territorio.

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Intervista a HSBC
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