Sull’Isola di Pasqua, nel caso vi capitasse di visitarla, esistono oggi circa 1000 moai. Una bella cifra se si pensa a statue scolpite in basalto, alte in alcuni casi anche 21 metri e portate da devoti abitanti fino al centro dell’isola dalla cava in cui venivano create.

Come potesse questa popolazione venerare così tanto questi dei, è ancora un mistero degno dei documentari più avvincenti del National Geographic.  Ma, lasciando le teorie a scienziati più esperti di noi, quello che ci interessa sapere è che per trasportare queste statue – che avevano l’obiettivo di portare momenti favorevoli – la popolazione inventò un metodo geniale, ma a lungo andare deleterio.  Le tonnellate di basalto, venivano trasportate attraverso innovativi (almeno per l’epoca) rulli di legno, tagliati dalla foresta dell’isola.

A lungo andare il legno finì: la cacciagione che viveva sugli alberi diminuì, la costruzione di imbarcazioni non era più possibile e le coltivazioni venivano distrutte da eventi climatici resi ancora più catastrofici dal dissesto idrogeologico derivante dalla deforestazione.

Una teoria alquanto catastrofista sulla estinzione di una popolazione: delle migliaia di individui che dovettero abitare l’isola all’apice della civiltà, nel 1877 ne rimanevano appena 111.

Ed ecco qui, che tutto si trasporta ai giorni nostri. Alle proteste sul clima e alle opportunità dal punto di vista finanziario che investimenti sostenibili possono avere sulla nostra vita e sul nostro futuro.

Per traslare l’esempio dei moai, siamo in un momento in cui tagliare gli alberi è l’unica idea geniale che continuiamo a perpetrare nel tempo.  Non capiamo ancora come investire  in altri mezzi di trasporto, generare nuovo materiale per le imbarcazioni e magari smettere di venerare dei non proprio propiziatori.

Tuttavia una luce c’è: ENI, la primaria compagnia petrolifera italiana, in questi giorni in corrispondenza del piano industriale ha comunicato oltre ad un aggressivo progetto di investimento sulle rinnovabili anche uno stupefacente piano di forestazione di alcune regioni dell’Africa affinché a livello aggregato la produzione di CO2 venga compensata dal maggiore ossigeno.

Il petrolio e gli alberi: un binomio surreale, quasi poetico, in cui l’uomo illuminato mostra di volersi sforzare di definire il proprio ruolo centrale non solo nel progresso, ma anche nella storia del pianeta, per non replicare l’esperienza dell’Isola di Pasqua.

E  gli alberi, per nostra grande fortuna, tornano sempre, testimoni di un’alleanza uomo-natura che, se pur con mille difficoltà, non vuole finire.

 

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