Le aziende a controllo familiare presentano un’efficienza gestionale superiore a quelle non familiari. I tassi di crescita elevati e le performance superiori alla media trovano giustificazione nella maggiore internazionalizzazione e nella corporate governance

Le aziende a controllo familiare si confermano l’asse portante dell’economia italiana. Dinamicità, efficiente gestione finanziaria e corporate governance sono i fiori all’occhiello di queste realtà. I dati sono confermati dall’Ottavo Osservatorio AUB (AIdAF, UniCredit, Bocconi) sulle aziende familiari italiane. L’Osservatorio monitora tutte le 15.880 aziende italiane con fatturato superiore a 20 milioni di euro e si focalizza poi in maggiore dettaglio sulle 10.391 aziende a controllo familiare, che hanno un fatturato complessivo di 804 miliardi di euro e impiegano 2,3 milioni di lavoratori.

aub

 

Campioni di crescita ed efficienza

Dalla ricerca emerge che le aziende a dimensione familiare crescono più velocemente di quelle non familiari, soprattutto nelle classi dimensionali medio-grandi. Dal 2007 al 2015 infatti:

le imprese familiari di questa categoria hanno registrato una crescita dei ricavi del 45,2% contro il 31,8% delle altre. Per le imprese tra i 20 e i 50 milioni di euro di fatturato i numeri sono simili: +45,8% per le familiari e +42,6% per le non familiari.

post_aub_crescitaricavi2

 

La capacità di avere tassi di crescita elevati è evidente anche in altre voci di bilancio. Le aziende familiari di medie e grandi dimensioni vantano oltre 1 punto di redditività operativa (Roi) in più rispetto alle aziende non familiari. Lo scenario è analogo nelle aziende di minori dimensioni, con un gap che nel 2015 è stato di 1,8 punti. Anche con riferimento alla redditività del capitale netto (Roe) le aziende familiari vantano un gap positivo. Nel complesso sia Roi che Roe evidenziano una redditività in crescita nel 2015 con un ritorno quasi ai livelli pre-crisi (2007).

Segnali positivi emergono anche sulla capacità di ripagare il debito (in termini di rapporto tra posizione finanziaria netta ed Ebitda). Nelle aziende familiari di medie e grandi dimensioni, è proseguita anche nel 2015 la riduzione del rapporto Pfn/Ebitda sceso a 5,2 dal picco di 5,9 registrato nel 2012 all’apice della crisi. Permane ancora un gap a favore delle aziende non familiari per le quali il rapporto è pari a 4,9.

Scendendo nel dettaglio le aziende controllate da fondi d’investimento e/o private equity sono quelle che evidenziano la maggiore riduzione del rapporto Pfn/Ebitda da 6 del 2011 a 3,1 del 2015. Dal punto di vista patrimoniale nel corso del 2015 il livello di indebitamento ha raggiunto il punto più basso sia nelle aziende familiari che in quelle non familiari ma le prime continuano a conservare un rapporto di indebitamento inferiore di circa 1 punto rispetto alle seconde.

 

Sguardo rivolto all’estero

Tra i motivi alla base delle ottime performance delle aziende familiari spicca la maggiore propensione a concludere operazioni di acquisizione o joint venture all’estero. Mentre le aziende non familiari concludono in Italia il 73% delle acquisizioni e il 27% all’estero, le imprese familiari si spingono all’estero nel 45% dei casi e rimangono in Italia nel 55%. Dopo la crisi, inoltre, sono state ancora le imprese familiari a osare di più, spingendosi in Paesi più distanti dal punto di vista culturale.

post_aub_acquisizioni

 

La corporate governance è fondamentale

Un elemento da non trascurare per queste aziende è la corporate governance. L’apertura delle imprese familiari italiane a leader esterni è simile a quella di Francia e Spagna ma la percentuale di capi azienda stranieri in Italia è superiore a quella degli altri due Paesi. Anche per età media dei leader l’Italia è in linea con il resto d’Europa: 57,5 anni, in un range che va dai 58,5 anni dei leader spagnoli ai 56,1 di quelli tedeschi. L’Italia si distingue in senso positivo per la diversity: la percentuale di leader donna (9,1%) è la più alta d’Europa.

post_aub_corporategovernance

 

Tre differenti modelli di successo

La ricerca 2016 si è poi focalizzata sulle 200 imprese familiari di ogni dimensione che mostrano performance economico-finanziarie sistematicamente superiori alla mediana del proprio settore, dal 2008 al 2014. In questo campione l’Osservatorio AUB ha individuato tre distinti modelli di successo in stadi diversi del ciclo di vita aziendale.

Per le imprese familiari di prima generazione è essenziale la leadership del fondatore che può anche essere non più giovane. Tale modello funziona indipendentemente dalle dimensioni dell’azienda. In un momento successivo, l’azienda deve scegliere se puntare sulla crescita o diventare un campione di redditività, mantenendo però dimensioni limitate.

Nel caso delle piccole dimensioni risultano premianti il mantenimento di una leadership familiare e un cda chiuso ai non familiari.

Le aziende più grandi di maggiore successo sono, invece, caratterizzate dall’assenza del fondatore, sostituito da un leader più giovane, un consiglio di amministrazione aperto e una leadership che può aprirsi ai non familiari.

TAGS:

impresa, patrimonio