Fisco italiano più clemente con i gestori dei fondi: con la manovrina di aprile il governo italiano ha introdotto delle nuove agevolazioni fiscali per i gestori dei fondi.
Le plusvalenze saranno considerate come reddito da capitale e non più come reddito da lavoro

 

NOW: nuovi incentivi fiscali per gli investitori professionali

Il 2017 sarà ricordato come l’anno delle agevolazioni fiscali per gli investimenti nel capitale delle aziende. Dopo il debutto in Italia dei Piani individuali di risparmio a lungo termine che prevedono la detassazione delle plusvalenze per chi decide di effettuare investimenti per almeno 5 anni nelle aziende italiane (ad eccezione di quelle inserite nel Ftse Mib), il governo ha previsto un altro incentivo fiscale per gli investimenti di lungo termine volto anche a rendere più interessante l’Italia agli occhi degli investitori internazionali. Nel decreto n. 50 dello scorso 24 aprile, infatti, quello che contiene la manovrina di correzione dei conti pubblici, il carried interest (commissioni di performance) è diventato reddito di capitale e non più reddito da lavoro. È dunque passato un concetto che allinea alle normative di molti altri Paesi occidentali il trattamento fiscale del carried interest, cioè la quota di remunerazione distribuita a professionisti e gestori di fondi di investimento che scatta, oltre determinate soglie, in sede di disinvestimento delle partecipazioni.

 

NEW: da reddito di lavoro a reddito di capitale

Grazie a questa novità normativa il carried interest verrà tassato con un’aliquota del 26% (quella applicata a tutti gli investimenti finanziari), e non sarà più considerato come reddito da lavoro e quindi tassato secondo l’aliquota marginale del singolo contribuente.

Oltre a favorire i manager delle società di gestione del risparmio italiane, la norma rende l’Italia fiscalmente attraente nei confronti dei gestori internazionali che potrebbero così decidere di scegliere il nostro Paese come sede delle loro attività. La nuova normativa vale anche per i dipendenti e gli amministratori di società. Il primo comma dell’art. 60, D.L. n. 50/2017 dice infatti che «i proventi derivanti dalla partecipazione, diretta o indiretta, a società, enti o Oicr percepiti da dipendenti e amministratori di tali società, enti od Oicr ovvero di soggetti a essi legati da un rapporto diretto o indiretto di controllo o gestione, se relativi ad azioni, quote o altri strumenti finanziari aventi diritti patrimoniali rafforzati si considerano in ogni caso redditi di capitale o redditi diversi”.

 

NEXT: uno stimolo per allinearsi agli standard internazionali

Per beneficiare dei nuovi vantaggi fiscali devono essere presenti alcuni requisiti che consentiranno anche di allineare l’attività dei gestori italiani alle prassi internazionali.

Innanzitutto, l’investimento realizzato nel fondo dai beneficiari della nuova normativa deve rappresentare almeno l’1% dell’investimento complessivo del fondo stesso, in linea con gli standard dei Paesi anglosassoni. La finalità del carried interest è quella di allineare il più possibile gli interessi e i rischi dei gestori con quelli degli investitori, i quali normalmente richiedono che tali meccanismi vengano attivati.

Il secondo requisito è che i proventi così tassati maturino soltanto dopo che tutti i soci o i sottoscrittori del fondo abbiano percepito un ammontare pari al capitale investito e il rendimento minimo previsto nello statuto (che generalmente si attesta all’8%).

Infine il terzo requisito richiesto per beneficare dello sgravio fiscale è legato all’orizzonte temporale dell’investimento. In questo caso il gestore deve mantenere in portafoglio l’investimento per almeno cinque anni.

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