Lo sviluppo di computer sempre più intelligenti in grado di risolvere attivamente dei problemi è destinato a modificare il mondo del lavoro e degli standard di vita. Gli economisti si interrogano sugli scenari futuri.

 

NOW: computer che non si “preoccupano”

Chi non ha mai agitato il mouse nervosamente e odiato il computer bloccato di fronte a un passaggio apparentemente banale? La ragione di tanta irritazione è che i programmi che vengono eseguiti dai computer non si “preoccupano” affatto del risultato, né tantomeno delle intenzioni dell’utente. Basta fornire loro un input premendo un bottone e si ottiene l’output.

I calcolatori finora utilizzati sono macchine a cui sono state impartite delle istruzioni al fine di portare a termine i compiti preassegnati. Ma qualcosa sta cambiando. Il recente sviluppo di una tecnologia già nota dagli anni ’50, che va sotto il nome di intelligenza artificiale, promette di creare macchine che si “preoccupano” di fornire un risultato in linea con le aspettative di chi lo ha richiesto.

 

NEW: sbagliando si impara adesso vale anche per i computer

Sbagliando si impara è una massima che vale anche per il mondo della tecnologia. In particolare per quegli algoritmi che, grazie alla potenza di calcolo dei moderni processori, riescono a elaborare grandi quantità di dati acquisiti con la connessione di massa (Internet of Things) e a rendere più attive (cioè capaci di preoccuparsi) macchine che in precedenza avevano una funzione solo passiva. L’insieme di queste caratteristiche porta alla definizione di intelligenza artificiale.

La semplicità e la poca rigorosità di questa definizione ha il vantaggio di rispondere alla domanda: come mai adesso? Il concomitante sviluppo della potenza di calcolo dei microprocessori, la diffusione di internet, i big data, l’elaborazione di sofisticati algoritmi hanno reso possibile creare un’architettura per cui i computer sono in grado di imparare. Con l’ausilio di algoritmi matematici che si basano sul concetto di reti neurali, cioè il sistema di comunicazione che sta alla base del funzionamento del cervello umano, il computer è ormai in grado di riconoscere le situazioni più complesse e fare scelte difronte a situazioni impreviste.

Le tecnologie che si possono ricondurre al campo dell’intelligenza artificiale sono già molte e molte di queste vengono utilizzate tutti i giorni, nei nostri smartphone, sui computer oppure su internet. Si va dai videogiochi fino alle applicazioni dedicate alla ricerca scientifica. Ad esempio le automobili che si guidano da sole (self-driving cars) sono ormai in grado di navigare per le città, riconoscere le strade e i segnali, vedere gli ostacoli e imparare dall’esperienza, così come farebbe qualsiasi neopatentato. La differenza è che, nel caso delle self-driving cars l’esperienza acquisita dalla guida è immediatamente diffusa alle altre Self-driving Cars.

 

NEXT: sempre più stretto il legame tra uomo e macchina

In un futuro sempre più vicino le macchine che si “preoccupano” e hanno degli “scopi” precisi creeranno un ambiente molto più complesso nella società, nel mercato del lavoro e nell’economia nel suo complesso. A breve, intelligenza artificiale ed esseri umani saranno legati insieme da un costante scambio di informazioni e di scopi. In questo senso ci sarà una vera e propria integrazione uomo-macchina o, se si preferisce, un “Human Augmentation”: l’intelligenza artificiale potrebbe amplificare le abilità cognitive dell’uomo a un livello altrimenti impossibile da ottenere.

Ci sono due teorie su come l’intelligenza artificiale influenzerà l’economia globale, alla luce del fatto che, semplificando, si può dire che il reddito di un Paese, nel lungo periodo, è dato dal prodotto tra la variazione dello stock di capitale, la variazione dello stock di lavoro (la manodopera) e la variazione della produttività per unità di lavoro e capitale.

  • La prima teoria, pessimistica, ritiene che l’affermazione dell’intelligenza artificiale ridurrà il valore economico del lavoro umano, relativamente al fattore capitale, riducendo l’occupazione a livello aggregato, il reddito delle famiglie e ampliando le diseguaglianze. Questo argomento fa rilievo soprattutto sull’esperienza degli ultimi 10 anni nelle economie sviluppate, in particolare negli Stati Uniti.
  • La seconda teoria, ottimistica, ritiene che, come successo già nella storia delle grandi scoperte, l’intelligenza artificiale aumenterà la produttività, diminuendo il costo di produzione per determinati beni e servizi, aumentandone la domanda e facendo lievitare il reddito reale di coloro che consumano quei beni e quei servizi. Questo creerà opportunità di lavoro precedentemente non immaginabili e condurrà a un aumento della ricchezza complessiva.

Il dibattito tra gli economisti è in corso: in linea di massima gli esperti ritengono molto probabile che l’intelligenza artificiale contribuirà a un aumento della produttività e degli standard di vita. Tuttavia è anche probabile che questo avvenga dopo un periodo di transizione durante il quale molti impieghi attuali cesseranno di esistere. I lavoratori meno scolarizzati tendono ad avere mansioni più ripetitive. Pertanto non sorprende che i lavori che prevedono mansioni più ripetitive presentino un rischio maggiore di essere sostituiti dalle macchine. Dare risposte certe non è possibile. Ma la vera domanda porsi è un’altra: indipendentemente da come la si pensi, si può davvero tornare indietro?

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