Uno degli effetti della pandemia è stato spingere una maggiore attenzione a ciò che può far vivere le persone meglio e più a lungo. Questo dipende in maniera rilevante dall’assistenza sanitaria, dall’alimentazione, dall’equilibrio tra lavoro e vita privata, richiedendo uno sviluppo più omogeneo del mondo, in particolare per quanto riguarda le infrastrutture. Gli investimenti in infrastrutture sono uno dei principali strumenti per stimolare l’economia. Investire in infrastrutture produce infatti un notevole effetto moltiplicatore della crescita. E così un nuovo piano “Infrastruttura 2.0” può riportare al lavoro milioni di persone e generare un impatto economico fortemente positivo sulla crescita dell’economia mondiale approfittando di tassi d’interesse molto bassi. Ma cosa si intende per Infrastruttura 2.0, uno dei megatrend emersi come reazione alla pandemia? Un nuovo insieme di regole per lo sviluppo, basato su una combinazione di infrastrutture digitali, verdi e tradizionali, che possono dare impulso ad investimenti pubblici e privati finalizzati a città intelligenti e nuovi modi di vivere, di spostarsi e di lavorare.

In sostanza, con Infrastruttura 2.0 si intende l’integrazione delle tecnologie intelligenti nelle infrastrutture, in particolare in quelle pubbliche. Talvolta si parla anche di sistema infrastrutturale intelligente.

Una dimostrazione dell’importanza del megatrend delle infrastrutture 2.0 sono i numeri in gioco, a cominciare dagli Stati Uniti.  L’ammontare del piano di investimento in infrastrutture ed energia pulita previsto dalla Build Back Better Agenda del presidente americano Joe Biden è pari a 2.300 miliardi di dollari. Per quanto riguarda i posti di lavoro, le previsioni convergono su un incremento di 2,3 milioni di occupati aggiunti entro il 2024 con un investimento di 2.000 miliardi di dollari in infrastrutture in 10 anni per l’economia degli Stati Uniti. E il Fondo Monetario Internazionale stima un effetto moltiplicatore pari a un ritorno economico fino a 1,7 dollari ogni dollaro speso in infrastrutture in periodo di recessione.

In generale le infrastrutture occupano un ruolo centrale nella vita di tutti i giorni, e lo avranno ancora di più quando ci saremo lasciati alle spalle la pandemia. Sul lato degli asset con finalità economiche ne sono un esempio i porti, gli aeroporti, il mondo delle utility e del settore energia, incluso l’eolico e le energie rinnovabili. Ma ne fanno parte anche le autostrade e i ponti, le infrastrutture deputate alla fornitura d’acqua e fognature, alle telecomunicazioni e ai network digitali, fino a quelle necessarie alle raffinerie di petrolio e allo stoccaggio. E sono da considerare infrastrutture legate alla nostra vita di tutti i giorni anche, e soprattutto, quelle legate a settori sociali come i tribunali e le carceri, gli ospedali e le strutture sanitarie, il social housing, le università, le strade, le scuole e, ovviamente, le case.

Come stiamo già osservando dall’inizio della pandemia, un piano “Infrastruttura 2.0” può in effetti riportare al lavoro milioni di persone, creare un impatto economico fortemente positivo e preparare le nazioni a un secolo di crescita e sviluppo. D’altronde, le principali pratiche edilizie e i materiali usati finora non solo contribuiscono ad inquinare e danneggiare il pianeta, ma rendono più difficile l’interconnessione dei sistemi pubblici con il sistema idrico, elettrico e fognario. Prendiamo il caso delle strade. Secondo alcuni esperti le strade in particolare necessitano di una tecnologia intelligente inserita al loro interno per migliorare la raccolta dati, la gestione delle risorse e la comunicazione. Con le tecnologie intelligenti, le strade potrebbero potenzialmente interagire con le auto, con i dispositivi elettronici, con gli edifici o i lampioni circostanti. Alcuni sistemi stradali lo stanno già sperimentando, ad esempio accendendo le luci delle strade in base a chi sta guidando in quel momento e facendo così risparmiare elettricità e risorse.

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