Il recupero del PIL dell’Italia è pronto a trasformarsi in una vera e propria accelerazione a partire del terzo trimestre 2021 e a mantenersi sopra il potenziale anche nel 2022 e nel 2023, grazie anche ai fondi europei. Lo indicano le previsioni di diverse istituzioni, a cominciare da Banca d’Italia. Per l’istituto centrale italiano l’aumento del PIL è stimabile al 5,1% nel 2021 e resterebbe elevato nel biennio successivo, con una previsione del 4,4 % nel 2022 e del 2,3% nel 2023. Se questi numeri saranno rispettati, il PIL riuscirà così a tornare sui livelli precedenti la crisi pandemica nella seconda metà del 2022.

Alla base di queste attese molto favorevoli come contesto di fondo per investimenti in azioni e in economia reale italiani, ci sono gli interventi di sostegno all’economia finanziati con il bilancio nazionale e con i fondi europei, tra cui quelli delineati nel PNRR. Il fondo europeo di ripresa economica ha un valore complessivo da 750 miliardi di euro, di cui 390 miliardi di euro in sovvenzioni (2,9% del PIL dell’UE) e 360 miliardi di euro in prestiti (2,7% del PIL), e una parte rilevante è destinato all’Italia

L’insieme di queste grandi risorse forniscono un impulso considerevole all’attività economica del Paese, innalzando il livello del PIL di circa 4 punti percentuali cumulati nel triennio di previsione, ma anche consentendo una riduzione del rapporto debito pubblico/PIL a partire dal 2022. Circa la metà di questo effetto è attribuibile agli interventi del PNRR, a condizione che siano realizzati con efficacia e senza significativi ritardi.

Ma non è solo la Banca d’Italia ad attendersi un’accelerazione importante del PIL tricolore. Tutte le principali organizzazioni internazionali concordano sulla forte ripresa dell’economia del nostro Paese nei prossimi anni. Ad esempio, UniCredit Research ha portato di recente le attese sul PIL a +6,1% per il 2021 e +4,2% nel 2022.

Con una ripresa così marcata in vista, si rafforzano le condizioni favorevoli a investimenti in azioni e in economia reale, anche con strumenti come Eltif, fondi focalizzati su piccole e medie imprese italiane e conformi a quanto previsto dal regime dei cosiddetti PIR alternativi che prevedono particolari benefici fiscali per i sottoscrittori. Molti i settori che hanno le carte in regola per beneficare dell’accelerazione attesa del PIL, a cominciare dalle banche. È infatti prevedibile che la crescita stimata dell’economia italiana alimentata dal PNRR stimolerà gli investimenti privati sostenendo la domanda di finanziamento delle imprese che avverrà soprattutto tramite il canale bancario. Diversamente dalle crisi del 2008 e 2012, le banche italiane escono rafforzate dalla pandemia, con un costo del rischio sotto controllo ed un Tier 1 medio del 15,4%.

Attese incoraggianti coinvolgono anche il segmento bancario retail, legato ai consumi. I depositi delle famiglie sono ben al di sopra della media storica dopo il forte accumulo di risparmio tra marzo 2020 e aprile 2021. Non a caso, gli indicatori sulle intenzioni di spesa dei consumatori italiani sono i più alti in Europa. Possiamo quindi attenderci che la domanda di mutui casa e prestiti al consumo (viaggi, auto, ristrutturazioni di case) riprenda quota rapidamente e sostenga la crescita dei volumi di credito, dopo un periodo di magra che perdura dal 2015, e del margine di interesse, che è più alto proprio nei prestiti al consumo rispetto ai mutui casa.

Un altro settore con valide potenzialità di beneficiare dalla forte ripartenza del Pil è quello della tecnologia. Le società di questo segmento meritano particolare attenzione per il ruolo sempre maggiore che ricoprono in tutti i rami di attività, in particolare l’auto, le comunicazioni, le fonti alternative e l’automazione industriale. Inoltre, proprio il PNRR, che poggia soprattutto sulla migrazione verso l’energia verde (44% della spesa) e la digitalizzazione (21%), contribuirà a fornire ulteriore sostegno alla domanda di semiconduttori, un segmento in deficit strutturale di offerta.

Anche il segmento Energia potrà essere coinvolto positivamente dalla decisa ripresa economica italiana. Fino al 2025 ci aspettiamo che il ritorno ad un’economia «normale» e la limitata flessibilità dell’energia verde sostengano la domanda di combustibili fossili, e che la riduzione degli investimenti degli ultimi anni in nuovi giacimenti impedisca aumenti significativi della produzione di idrocarburi, sostenendo il prezzo del greggio ben sopra i 55 dollari al barile che il settore sconta attualmente nelle quotazioni.

 

TAGS:

investimenti, mercati, scenari