La ripresa globale continua, come confermato dalle ultime previsioni sul Pil mondiale rilasciate nei giorni scorsi dall’Ocse. Secondo l’Organismo internazionale con sede a Parigi il Pil globale ha ora superato il livello pre-pandemia e dovrebbe crescere al 5,7% nel 2021 e al 4,5% nel 2022. Questo contesto positivo di crescita globale delinea un quadro favorevole per gli asset che presentano una maggiore componente di rischio, in particolar modo per le azioni, soprattutto europee, grazie alla massiccia azione di politica fiscale e monetaria e nonostante l’incertezza dovuta alla pandemia. Anzi, su questo fronte un andamento positivo dei tassi di vaccinazione contro il Covid-19, in particolare nei Paesi con ampie fasce di popolazione non vaccinate, potrebbe dare ulteriore supporto ai mercati.

Anche la crisi delle società immobiliare cinese Evergrande, più volte citata dai media negli ultimi giorni, non è attesa poter generare uno shock sistemico sui mercati azionari globali. Nonostante sia tra i più grandi e indebitati sviluppatori immobiliari del mondo, ci aspettiamo che le perdite siano contenute grazie alle iniezioni di liquidità della Bank of China.

Di fondo, il tono complessivamente positivo del contesto azionario globale rimane quindi intatto. Si presume che le imprese con modelli di business solidi e bilanci robusti continueranno a registrare buoni risultati. Battute d’arresto temporanee delle azioni, che è lecito aspettarsi, potranno probabilmente essere utilizzate per valutare l’opportunità di acquisti selettivi.

Difficilmente questa situazione positiva sarà compromessa dall’attuale rialzo dell’inflazione. Il rischio che l’inflazione vada fuori controllo per ora non è concreto. Possiamo attenderci che l’inflazione rallenterà e si stabilizzerà, ma con tempi più lunghi di quanto previsto e probabilmente a un livello più alto di quello osservato nei decenni recenti. Lo scenario atteso è quello previsto dai banchieri centrali, in cui molti degli effetti che osserviamo si dimostreranno temporanei.

Guardando al Treasury Bond, osserviamo che i rendimenti obbligazionari reali restano bassi e il premio per il rischio azionario rimane elevato. Su base storica, il premio per il rischio azionario, ovvero la differenza tra il rendimento delle azioni e i rendimenti delle obbligazioni corporate e governative, continua a giustificare la nostra raccomandazione strategica positiva sulle azioni, anche dei Paesi Emergenti, rispetto ai titoli corporate e di Stato. L’attuale contesto ci ha dunque portato a migliorare il giudizio sulle obbligazioni ad alto rendimento, riducendo il nostro sottopeso per la categoria degli High Yield.

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