In questo lungo anno di presenza nelle nostre vite, la pandemia ha avuto anche l’effetto di sottolineare l’importanza delle politiche ESG, cioè attente ai fattori ambientali, sociali e di governance, in un nuovo paradigma di sviluppo economico incentrato su valori fondamentali come la salvaguardia del pianeta, la salute e la parità. In particolare, è sempre più evidente che le disparità sia economiche sia di accesso all’istruzione, di genere e di educazione, riducono il potenziale di sviluppo e di crescita di una società.

Negli ultimi anni la disparità economica in molti Paesi sviluppati e tra quelli in via di sviluppo ed emergenti, ma anche tra classi sociali diverse all’interno dei singoli Paesi, si è ampliata. Il fenomeno si è accentuato con l’inizio della pandemia di Covid-19, come evidenziato dai dati sulle disuguaglianze di reddito aumentati in modo significativo rispetto ai primi anni ’90, in particolare dall’andamento dell’indice di Gini. Questo indice fornisce una valutazione su quanto la distribuzione del reddito tra individui o famiglie si discosta da una distribuzione di perfetta parità. Un indice Gini di 0 rappresenta la perfetta parità mentre un valore pari a 100 segnala una perfetta disparità. Stando agli ultimi dati disponibili dell’indice di Gini, nel mondo ci sono numerosi Paesi, anche importanti come Brasile e Sudafrica, con un indice molto elevato, oltre 50, e quindi con forti disuguaglianze di reddito.

Se poi si confrontano i livelli attuali dell’indice di Gini con quelli del 1990, le cose non migliorano di certo. Si osservano infatti variazioni sensibili in peggio per quasi tutte le economie avanzate, con eccezione della Francia. Più diversificato il trend dell’indice di Gini all’interno delle varie economie dei mercati emergenti e in via di sviluppo, dove spicca il netto peggioramento della disparità di reddito in giganti asiatici molto popolati come Cina, India e Indonesia. Si tratta tutte di disuguaglianze che sono contrarie a uno sviluppo economico globale sostenibile.

Dal punto di vista finanziario la disparità è stata affrontata principalmente in termini di parità di genere, che è un tema rilevante per la crescita del PIL e a livello di opportunità. Uno dei temi più urgenti riguarda i bambini e i giovani che hanno gli stessi diritti umani generali degli adulti e diritti specifici che riconoscono i loro bisogni particolari. In questo senso, l’istruzione è un altro tema chiave per garantire pari opportunità. Tutti i bambini dovrebbero essere in grado di leggere entro i 10 anni, poiché la lettura è una porta d’ingresso per l’apprendimento nel corso del percorso scolastico mentre, al contrario, l’incapacità di leggere chiude questa porta. Anche se la maggior parte dei bambini va a scuola, una gran parte non acquisisce le competenze di base. Inoltre, secondo l’UNESCO, circa 260 milioni di bambini non frequentano alcuna scuola. Questa è la parte più evidente di una crisi di apprendimento che sta minacciando gli sforzi dei Paesi per accrescere il capitale umano.

Stando invece a quando segnala il World Economic Forum, ci vorranno 100 anni per avere completa parità tra uomini e donne in tutto il mondo. Anche l’Europa ha ancora molto da colmare sul fronte della diversità. Con 67,9 punti su 100, l’Unione Europea ha molta strada da fare prima di raggiungere l’uguaglianza di genere. L’indice sull’uguaglianza di genere è aumentato di soli 4,1 punti dal 2010 e 0,5 punti dal 2017. A questo ritmo ci vorranno più di 60 anni per raggiungere l’uguaglianza di genere nell’UE. Va anche ricordato che nell’ultimo periodo Ursula Von Der Leyen, Presidente della Commissione UE, ha spinto molto per la trasformazione sociale.

Noi di Cordusio riteniamo che la parità di genere sia fondamentale per il futuro, non solo dal punto di vista umano, ma anche dal punto di vista della crescita del PIL e delle imprese.

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