«Il mese di luglio si conclude con alcune significative novità sui mercati, per quanto nella maggior parte attese: il taglio del tasso di interesse di 25 punti base da parte della FED, la crescita delle quotazioni dell’oro oltre la soglia di 1.375 dollari per oncia (inviolata da sette anni),  segnali di rallentamento che arrivano anche dall’economia USA e una sensibile contrazione della manifattura globale. Di contro, il mercato del lavoro continua ad apparire solido in assenza di inflazione: indicando, con ogni probabilità, la rottura di una correlazione diretta tra lavoro e prezzi (teorizzata dalla curva di Phillips) e l’ingresso in un new normal ancora di non facile lettura – un mondo con tassi di crescita e inflazione “normali” diversi a quelli a cui eravamo abituati.

Un’epoca tuttavia ricca di contrasti: a fronte di economie in frenata, il primo semestre dell’anno ha visto le Borse segnare record assoluti, sintetizzati da quello dell’indice MSCI All Country World (ACWI) con il rialzo del 16,6% in dollari USA – il migliore di sempre. Domina, senza dubbio, l’incertezza politica, come testimonia il valore, anch’esso sui massimi di dieci anni, dell’indice relativo: d’altronde la guerra commerciale avviata dagli USA verso la Cina non si è affatto conclusa con l’accordo tra Donald Trump e Xi Jinping al G20 di Osaka del 28-29 giugno e continuerà ad avere impatti negativi sulle catene di fornitura globali. Inoltre, in Europa, aumentano le possibilità di una Brexit no deal dopo la nomina di Boris Johnson come nuovo premier britannico; mentre l’Italia è per ora rimandata a settembre sui conti pubblici.

Operativamente i fattori di rischio elencati ci inducono a mantenere il peso dell’azionario globale nella fascia bassa del range di neutralità e, a livello di Paesi Emergenti, a sottopesare l’equity per favorire le obbligazioni che offrono un interessante rendimento, nell’ottica di rendere il portafoglio più difensivo.»

Versione completa del Perspective – Agosto 2019

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