«A caratterizzare i mercati nel corso dell’estate sarà la più elevata incertezza politica registrata dagli indici negli ultimi dieci anni. La guerra commerciale avviata dagli USA verso la Cina – e la cui minaccia non ha risparmiato neppure l’Europa – avrà impatti sulle catene di fornitura globali che andranno ben al di là del possibile accordo tra Donald Trump e Xi Jinping al G20 di Osaka del 28-29 giugno. In Europa, sono diverse le questioni sul tappeto: l’Ecofin del prossimo 9 luglio dovrà valutare se raccomandare la procedura di deficit eccessivo per l’Italia. Inoltre,  aumentano in Gran Bretagna i timori rispetto a una hard Brexit in attesa di conoscere l’identità del successore della dimissionaria Theresa May.

Al momento, il ritmo di crescita globale sembra essersi stabilizzato a un livello inferiore rispetto a quello registrato nel 2018. Non mancano elementi positivi su questo fronte: le economie sono sostenute dal calo dei tassi di disoccupazione. Tuttavia in USA, dove pure il mercato del lavoro è in buona salute, si vedono i primi segnali di un possibile rallentamento, con i nuovi posti di lavoro di maggio che sono meno della metà rispetto alle attese e un terzo rispetto a quelli di aprile. Senza considerare che alcuni segmenti della curva dei rendimenti governativi USA sono già invertiti, segnalando rischi crescenti di recessione. In compenso, l’inflazione stabilmente sotto il 2% supporta le politiche monetarie espansive in atto in tutto il mondo, con i paesi asiatici che hanno avviato i primi tagli dei tassi.

Operativamente i fattori di rischio elencati hanno implicazioni rilevanti sui portafogli: ci inducono innanzitutto a ridurre il peso dell’azionario globale nella fascia bassa del range di neutralità e a sottopesare l’equity emergente, nell’ottica di rendere il portafoglio più difensivo. Incrementiamo invece a sovrappeso la parte obbligazionaria emergente.»

Versione completa del Perspective – Giugno 2019

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