«Il quarto trimestre si apre all’insegna dell’incertezza. Da un lato, l’indice di incertezza politica globale, pur restando su livelli elevati, mostra segnali di miglioramento: in Italia, dove la formazione di una nuova coalizione di governo tra Movimento 5S e Partito Democratico riduce i rischi di collisione con l’Unione Europea, nel Regno Unito, dove i rischi di un no-deal sembrano al momento calare e a Hong Kong, dove il governatore Carrie Lam ha rinunciato al progetto di legge sull’estradizione.

Tuttavia questa dinamica positiva non basta a risollevare le sorti di un’economia ancora debole e attesa rallentare al 3% nel 2019, dal 3,6% registrato un anno fa. A determinare la frenata è il settore manifatturiero: in agosto anche negli USA l’ISM del settore ha registrato per la prima volta una condizione di contrazione; mentre in Germania il rallentamento dell’industria sta trasmettendo i suoi effetti negativi anche all’economia reale. Si intensificano inoltre i segnali di recessione: la curva dei rendimenti USA appare invertita nel tratto 2-10 anni e la creazione di nuovi posti di lavoro cala significativamente. Dal canto loro, le banche centrali hanno iniziato una nuova stagione di tagli, con la Fed che ha ridotto i Fed Funds nel range 1,75%-2% e la BCE che si è limitata per ora ad agire sui tassi di deposito – annunciando un nuovo QE a partire da novembre – e che, come la banca cinese, interverrà sui tassi, con ogni probabilità, entro fine anno. Le politiche espansive sosterranno l’azionario, il che ci induce, dal punto di vista operativo, a incrementare il peso dell’equity portandoci alla piena neutralità e al sovrappeso per quanto riguarda l’Europa, dove l’occupazione continua a sostenere la domanda interna e i servizi ed è possibile il ricorso a una politica fiscale espansiva, auspicata dallo stesso Mario Draghi.»

Versione completa del Perspective – Ottobre 2019

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