L’economia internazionale mostra un andamento positivo. La crescita economica è estesa a tutti i principali paesi. Segnali particolarmente confortanti arrivano dall’Eurozona e dall’area asiatica. La crescita globale, associata a inflazione contenuta e tassi di interesse bassi, favorisce le asset class rischiose

 

Now – Crescita estesa a livello globale

I dati economici più recenti mostrano un’economia globale in salute con una crescita che si è estesa a tutte le principali aree geografiche. Negli Stati Uniti la congiuntura dovrebbe accelerare nel secondo trimestre, spinta da una produzione industriale che rimane forte. A quest’ultima si aggiunge il superamento dei fattori che avevano frenato l’economia USA nel primo trimestre, ossia l’indebolimento del settore immobiliare e degli investimenti nel settore petrolifero.

Tra le aree geografiche che stanno dando i segnali migliori c’è l’Europa. Il PIL del primo trimestre è stato rivisto al rialzo al 0,6% da 0,5% precedente, un risultato che era già al di sopra del potenziale. La forza dell’economia europea trova conferma nel settore privato, con le aziende che aumentano gradualmente l’occupazione e la fiducia nell’economia, ora ai massimi degli ultimi dieci anni

L’Asia, come l’Europa, mostra segnali positivi. In Cina le autorità sono impegnate nel tentativo di raffreddare la bolla del credito e quella del settore immobiliare favorendo una graduale rivalutazione dei tassi di interesse e, di conseguenza, dello yuan. Ciò potrebbe portare a rallentamenti marginali dell’economia, i quali verrebbero comunque limitati dal buon andamento delle esportazioni. Anche in Giappone la crescita economica si rafforza in un contesto di politica monetaria ancora espansiva.

 

New – La FED in manovra, la BCE prepara gli interventi

I segnali di miglioramento dell’economia hanno spinto la Federal Reserve ad alzare i tassi di interesse di 25 punti base, portandoli nell’intervallo 1% – 1,25%, e potrebbe rialzarli ancora una volta nel corso dell’anno. Il consensus prevede poi tre ulteriori rialzi nel 2018. Secondo le previsioni, nel secondo trimestre l’economia statunitense dovrebbe accelerare al 2,9% – 3%. Per quanto riguarda l’inflazione, la FED ha rivisto al ribasso le stime per il 2017 all’1,6% dall’1,9% precedente ma considera il rallentamento temporaneo. Le previsioni per il 2018 sono infatti rimaste invariate al 2%.

Nella Zona Euro la BCE ha mantenuto invariato il tasso di interesse allo 0% ma ha modificato l’orientamento espansivo sui tassi eliminando, dal comunicato, il riferimento alla possibilità che i tassi di interesse siano in futuro più bassi dei livelli attuali. Nella riunione di settembre la Banca centrale europea potrebbe annunciare l’avvio della riduzione degli acquisti di titoli obbligazionari nell’ambito delle misure di quantitative easing. L’istituto di Francoforte ha poi rivisto al rialzo le aspettative di crescita per la congiuntura europea per l’anno in corso all’1,9% dall’1,8% precedente e per i due successivi mentre le previsioni sull’inflazione sono state riviste al ribasso (all’1,5% dall’1,7% per il 2017) alla luce delle basse pressioni salariali, del rafforzamento dell’euro e del basso prezzo del petrolio.

In Asia le politiche delle banche centrali rimangono espansive. La forza della ripresa globale è di aiuto per le autorità cinesi, impegnate nel tentativo di sgonfiare la bolla sul credito e quella sul settore immobiliare evitando una brusca frenata dell’economia (hard landing). La crescita cinese è prevista stabilizzarsi tra il 6% e il 7% quest’anno, sostenuta dalla ripresa delle esportazioni, trainate a loro volta dal buon andamento della crescita globale. Diversi fattori sostengono l’economia giapponese che, nel 2017, dovrebbe crescere dell’1,3%, più di quanto precedentemente previsto (1%).

 

Next – Ancora bene le azioni europee ed emergenti, poco spazio sull’obbligazionario

Sulla base dello scenario descritto, emerge un giudizio positivo sulle azioni di Europa,  Paesi emergenti , nonché il sottopeso su quelle statunitensi e dell’area Pacifico ex-Japan. Le valutazioni dei mercati azionari sono in generale più interessanti rispetto a quelle delle obbligazioni governative.

Peggiora lo scenario per il mercato obbligazionario. Al sottopeso sui governativi dei Paesi core e sulle obbligazioni corporate investment grade, si aggiungono le obbligazioni high yield, a seguito del restringimento degli spread e per ridurre l’esposizione al dollaro. Giudizio neutrale sulle obbligazioni dei Paesi emergenti.

La posizione sulle materie prime viene confermata neutrale. Si attende una stabilizzazione dei prezzi delle commodity nei prossimi mesi dell’anno mentre mancano fattori in grado di innescare un marcato trend rialzista.

Sul mercato delle valute prosegue la fase di debolezza del dollaro. Il cambio euro/dollaro potrebbe continuare a rivalutarsi riportandosi vicino ai suoi valori fondamentali, spinto dalla ripresa dell’economia europea, dalla riduzione del rischio politico in Eurozona (e l’aumento di quello negli USA), dalle politiche della Banca centrale europea, gradualmente meno espansive e dalla probabile rinuncia, dell’amministrazione Trump, all’introduzione della border tax.

 

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