La pressione sugli Emerging Markets è destinata a continuare almeno fino alle prossime elezioni di metà mandato negli Stati Uniti D’America

 

Nelle ultime settimana il rafforzamento del dollaro ha messo sotto pressione i Mercati Emergenti (Emerging Markets, EM). In particolare sono risultati più in difficoltà quelli caratterizzati da deficit di partite correnti, ovvero che importano più beni e servizi di quanti ne riescano ad esportare, e debito verso l’esterno crescenti. È il caso ad esempio di Turchia, Argentina e Sudafrica.
Ci sono anche Mercati Emergenti sotto tensione per motivi interni. Uno di questi è il Brasile. Nel più popoloso Paese Sudamericano è alta l’incertezza sull’esito dell’elezioni Presidenziali, in calendario per il 7 ottobre. Gli investitori temono che il vincitore non sia in grado di portare avanti le riforme, in primo luogo quella sulle pensioni, per combattere il deterioramento dei conti pubblici.

In generale va però detto che rispetto al passato, al momento le valute degli EM sono meno vulnerabili, con solo alcune divise ancora marginalmente sopravvalutate, come accade per India, Indonesia e Sudafrica. Secondo il nostro scenario base di riferimento, il dollaro sarà meno volatile dopo le elezioni di Midterm negli USA. Questo vuol dire che bisognerà aspettare il prossimo 6 novembre. Le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti d’America, anche note appunto come Midterm Elections, si svolgono ogni quattro anni, dopo due anni dalle elezioni presidenziali. Si riferiscono al Congresso (435 membri della Camera e, alternativamente, 33 o 34 membri del Senato) e a 36 dei 50 Governatori dei singoli stati membri degli USA. La prassi vuole che si tengano, negli anni pari, durante il primo martedì del mese di novembre e prendono questo nome perché si tengono a metà del mandato presidenziale che è infatti di 4 anni.

Un dollaro probabilmente meno volatile dopo le elezioni USA di metà mandato potrà fornire supporto agli asset dei Mercati Emergenti, in linea a quanto si verificò nel novembre 2016 dopo le scorse elezioni di Midterm. Ma non è solo un biglietto verde in rafforzamento a condizionare negativamente i Mercati Emergenti. Questi infatti, pur da un lato beneficiando della crescita globale dall’altro sono vulnerabili al rialzo dei rendimenti obbligazionari ma anche alle tensioni commerciali. Una situazione che indebolisce l’asset class del debito dei Paesi Emergenti espresso in valuta locale mentre quelli in valuta forte, come appunto dollaro ed euro, sono da privilegiare.
Senza infine dimenticare che un ulteriore apprezzamento della valuta USA potrebbe ulteriormente mettere sotto pressione i Paesi Emergenti.

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