La rotta giusta per gestire l’acquisto di uno yacht: il leasing e gli altri aspetti da considerare

 

Settembre, terminato da pochi giorni, si è confermato il mese della grande nautica. Si sono infatti tenute le edizioni 2018 di alcuni dei più importanti saloni tematici al mondo, come Cannes e Genova. In particolare la manifestazione nella città della Lanterna è andata a gonfie vele registrando un boom in termini di pubblico: secondo le stime date da Ucina, la Confindustria Nautica, il Salone di Genova ha chiuso con oltre 175.000 visitatori, in crescita del 18% rispetto lo scorso anno.

L’interesse suscitato da questi saloni non fanno altro che confermare come questo sia un settore sempre in crescita, in cui  l’Italia occupa un ruolo di primo piano con circa 18.500 posti di lavoro e con un valore di mercato di circa due miliardi di euro. Solo nel 2017 l’Italia ha ricevuto il 49% degli ordini di mega yacht a livello mondiale.

 

Ma quali con quali forme finanziarie è oggi possibile avverare i propri sogni di solcare il mare su un natante?

Per chi vuole comprarsi uno yacht ,oggi, esistono diverse possibilità. In primis,  è possibile comprare un’imbarcazione finanziandola con un prestito appositamente aperto come fosse una sorta di mutuo, oppure adottare una soluzione in leasing. Ma, in pratica, per l’acquisto di un bene di questa tipologia da un punto di vista di efficienza finanziaria la soluzione migliore è soprattutto una: ricorrere al leasing nautico.

Il leasing nautico è una soluzione finanziaria ideale sia se si pensa di soddisfare la propria passione di solcare i mari con l’acquisto di una barca da diporto nuova o usata. Oltre all’impignorabilità del bene oggetto di Leasing, questa tipologia di finanziamento garantisce un notevole risparmio rispetto all’acquisto diretto, grazie all’applicazione dell’agevolazione Iva sui canoni di locazione prevista dalla circolare dell’Agenzia delle Entrate numero 49/E del 2002.

L’agevolazione Iva prevista dalla Agenzia delle Entrate si concretizza tramite la riduzione base imponibile secondo percentuali prefissate in rapporto alla lunghezza dell’imbarcazione ed alla tipologia del bene: vela o motore.

Ad esempio, se la tipologia dell’unità di diporto è un’imbarcazione a motore o a vela di dimensioni superiori a 24 metri, la percentuale di canone di leasing da assoggettare ad Iva è il 30%. Se di lunghezza è compresa tra i tra i 20,01 – 24,00 metri per quella a vela e tra i 16,01 – 24,00 metri per le unità a motore la percentuale sale al 40%. E così via, nel rispetto di tabelle prefissate. L’ultima misura per beneficiare di una minor Iva complessiva è un’unità a motore di lunghezza non inferiore a 7,50 metri dove la percentuale di canone di leasing da assoggettare a Iva è il 90%.

Oltre al tema del finanziamento vanno poi anche considerate tutte le diverse esigenze  legate al mondo delle imbarcazioni: dal contratto di compravendita, alla nomina dell’armatore, dall’iscrizione nei registri navali, alla richiesta di collaudo dell’apparecchiatura di bordo, fino a una consulenza specializzata per la stipula della migliore polizza assicurativa e per la gestione ordinaria dello yacht. In particolare costituisce una soluzione interessante il caso in cui si stia progettando l’acquisto di un panfilo ancora da costruire tramite l’accordo con uno dei vari prestigiosi cantieri navali da diporto di cui l’Italia si può fregiare, e che può essere pagato dalla società di leasing anche a stato avanzamento lavori. Si tratta in ogni caso di aspetti molto complessi, per i quali la consulenza di un operatore capace di una gestione a 360 gradi dei grandi patrimoni diventa strategica.

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