Archiviato il risultato delle elezioni statunitensi 2020, è lecito chiedersi se sono necessari aggiustamenti strategici di rilievo nella nostra allocazione. Tenuto conto del contesto generale, la risposta è che nelle scelte di portafoglio,  anche in questa fase, rimangono determinanti i trend derivanti dal Coronavirus e dalla politica fiscale e monetaria estremamente espansiva.

Allungando lo sguardo verso un orizzonte temporale di medio termine, il risultato è che rimaniamo costruttivi sugli investimenti azionari. Il continuo massiccio stimolo alla luce della pandemia del Covid-19 favorisce la propensione al rischio degli investitori e dovrebbe garantire supporto ai mercati azionari mondiali. Se da un lato l’espansivo programma economico del presidente USA entrante Joe Biden potrebbe accentuare ulteriormente questo andamento, dall’altro è prevedibile che il suo impatto non avrà effetti particolarmente forti. Le attuali valutazioni sul mercato azionario risultano piuttosto elevate in termini di rapporto prezzo/utili (P/E) e questo comporta una riduzione degli spazi di crescita. Il rialzo delle quotazioni è limitato dalla prevista crescita degli utili a singola cifra.

Cosa aspettarsi per le prossime settimane? Le nostre attese sono per un andamento  all’insegna della volatilità con temporanee battute d’arresto. Esistono numerosi rischi che possono pesare sulle quotazioni, quali lo stallo elettorale e il cambio al vertice negli Stati Uniti, la seconda ondata di Covid-19 e una Brexit potenzialmente più “hard”, a cui si aggiungono altre incertezze di natura geopolitica. Ma le possibili battute d’arresto possono essere sfruttate per acquisti tattici selettivi. A livello di allocazione regionale, la nostra preferenza va ai titoli azionari europei e dei Paesi emergenti, in particolare a quelli asiatici.

Per quanto riguarda le obbligazioni, queste dovrebbero continuare a essere ben supportate dalla politica monetaria espansiva a livello mondiale. I rendimenti dei titoli di Stato a scadenza più lunga, al di là di oscillazioni a breve termine,  dovrebbero comunque tendere al rialzo per la ripresa congiunturale. Il programma economico di Biden accentua questi andamenti oltre il breve termine. Tuttavia, le valutazioni dei titoli di Stato sono al momento poco interessanti, soprattutto nei Paesi europei core. La nostra preferenza va ai Paesi periferici dato che i loro titoli beneficiano maggiormente dell’azione della BCE e del Recovery Fund UE.

Sulle obbligazioni societarie in euro a rating più elevato, tipicamente Investment Grade, abbiamo una posizione di forte sovrappeso. Continuano infatti ad essere fortemente supportate dagli acquisti della BCE e dalle operazioni sui differenziali dei tassi degli investitori, i cosiddetti carry trade.

Sul fronte delle valute, il cambio euro/dollaro nel medio termine offre un ulteriore potenziale al rialzo, accentuato dalla vittoria elettorale di Biden. Tuttavia, la maggior parte dei fondamentali propende già per un dollaro più debole e di conseguenza il rafforzamento potrebbe non essere di grossa entità.

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