L’economia americana comincia a fare i conti con l’impatto recessivo della pandemia di Covid-19. Se infatti ad inizio emergenza coronavirus le forti preoccupazioni di Casa Bianca ed economisti statunitensi erano soprattutto a livello qualitativo, ora una raffica di dati macroeconomici su base mensile stanno evidenziando statistiche molto negative che stanno confermando le attese di una brusca frenata degli Stati Uniti. Gli ultimi dati macro sono arrivati mentre in una recente audizione al Senato USA Anthony Fauci, il virologo della Casa Bianca, ha sottolineato il rischio che gli Stati Uniti devono essere pronti a far fronte ad altre “sofferenze e morti inutili” nel caso di un allentamento troppo veloce delle misure di contenimento e di lockdown.

Le ultime indicazioni economiche negative sono arrivate dai dati sull’inflazione e sulla disoccupazione relativi al mese di aprile. Sul fronte degli indici dei prezzi al consumo ha colpito il crollo della rilevazione della variazione mese su mese, risultata in negativo ad aprile dello 0,8%, il calo più marcato dalla recessione del 2008. Su base annua la crescita è stata dello 0,3% ad un ritmo inferiore al +1,5% del mese precedente. In particolare, i prezzi della benzina sono calati di ben il 21%, inglobando gli effetti del lockdown e il tonfo delle quotazioni del petrolio.

Ancora più pesanti i dati arrivati dal mercato del lavoro che, seppur digeriti abbastanza bene da Wall Street perché risultati migliori delle previsioni già molto cupe, da un punto di vista economico hanno creato grandi preoccupazioni alla Casa Bianca. Ad aprile il tasso di disoccupazione è balzato al 14,7% dal 4,4% di marzo portandosi ai livelli più alti dalla Seconda Guerra Mondiale. Inoltre, sempre secondo i dati diffusi dal Dipartimento del Lavoro Usa, sono di fatto svaniti ad aprile circa 20,5 milioni di posti di lavoro, accelerando esponenzialmente la flessione di marzo, segnata a -870mila posti, con un dato rivisto in peggio dalla prima lettura che era risultata pari a -701mila.

Se non altro la Federal Reserve sta mettendo in pratica la sua potente azione di sostegno annunciata nelle scorse settimane. Il 12 maggio, tramite lo strumento Secondary Market Corporate Credit Facility (SMCCF), ha dato il via al piano di acquisti di Exchange-Traded Fund che hanno una esposizione verso il mercato dei corporate bond americani. Obiettivo dichiarato degli acquisti saranno gli ETF che puntano soprattutto sui corporate bond americani con rating investment grade. A seguire potranno essere coinvolti anche ETF il cui obiettivo primario di investimento sia l’esposizione verso i corporate bond USA High-Yield.

Mentre la Fed prosegue nella sua strategia espansiva, la Casa Bianca di fronte a un’economia a stelle e strisce così duramente colpita dalla pandemia ha deciso di alzare il tiro e di chiamare alle sue responsabilità, e quindi a pagarne gli effetti, la Cina. Il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha dichiarato di ritenere, sulla base di prove definite significative, che il coronavirus provenga da un laboratorio di Wuhan. L’accusa è poi stata rafforzata dal presidente Usa Donald Trump che è tornato a puntare il dito contro Pechino, accusandola di aver commesso un errore terribile, che a questo punto deve riconoscere di aver fatto. Trump ha detto che la sua amministrazione sta stilando un rapporto contenente prove “molto schiaccianti”.  È arrivato a definire il coronavirus un attacco peggiore di quello dell’11 settembre e di Pearl Harbor nella Seconda Guerra Mondiale, che avrebbe potuto essere bloccato all’origine, in Cina, e fermato subito. Non per niente, la sua amministrazione sta valutando di lanciare misure punitive contro il Paese della Grande Muraglia.

Ma anche Pechino deve fare i conti con le difficoltà dell’economia del Paese e coi i rischi di una seconda fiammata del contagio. Sempre in aprile la Cina ha dovuto registrare un raffreddamento dell’inflazione con l’indice dei prezzi al consumo in crescita su base annua del 3,3%, sensibilmente meno del 4,3% di marzo, ma anche un calo su base mensile dello 0,9%.

In questo contesto di difficoltà economiche globali e di frizioni politiche, non sono comunque mancati segnali di distensione  almeno sul fronte delle tensioni commerciali Stati Uniti-Cina. Il segretario al Tesoro Usa Steven Mnuchin e il rappresentante al Commercio USA Robert Lighthizer nei giorni scorsi hanno avuto un colloquio telefonico con il vice premier cinese Liu He. Sono state affrontate questioni legate all’economia e alla pubblica sicurezza, soprattutto in relazione alla “Fase 1”, l’intesa già raggiunta alla metà di gennaio, che era stato di fatto il primo passo per porre fine alla guerra commerciale durata due anni tra Pechino e Washington. Stando alla nota diramata dall’Ufficio di Rappresentanza del Commercio USA, nel colloquio telefonico le controparti “hanno concordato di rispettare a pieno e secondo i tempi quanto stabilito dall’accordo, nonostante l’attuale emergenza sanitaria globale”. Sulla stessa linea, il ministero del Commercio cinese ha fatto sapere che i due Paesi stanno lavorando per rendere esecutivo quanto stabilito dalla Fase 1, allontanando i timori dei mercati che l’intesa raggiunta sulla Fase 1 fosse a rischio.

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Perspective Maggio 2020.

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