Dagli Stati Uniti al Giappone, passando da Europa e Cina, le mosse di politica fiscale a sostegno dell’economia stanno crescendo in dimensioni assolute e assumendo sempre più forme. Si tratta di uno sforzo senza precedenti a livello globale, messo in campo per contrastare la recessione causata dal Covid-19 e per indirizzare il recupero verso una ripresa duratura.

I numeri spiegano bene le dimensioni del fenomeno: secondo le stime calcolate da Bank of America l’azione fiscale complessiva dovrebbe totalizzare stimoli per circa 10.000 miliardi di dollari a fronte degli 8.000 miliardi arrivati dalle Banche centrali sotto forma di stimoli monetari. La differenza rispetto al passato è che questa volta le Banche centrali stanno in pratica finanziando più direttamente i deficit fiscali. Un impegno che sta consentendo ai governi di mettere in campo enormi stimoli per aiutare e dare risorse ai cittadini e alle attività commerciali colpite dalla pandemia.

Tra i più attivi sul fronte fiscale risultano gli Stati Uniti. A fronte delle mosse monetarie che hanno portato il bilancio della Fed a lievitare oltre i 7.000 miliardi di dollari a inizio giugno dai 5.254 miliardi di fine marzo, la totalità degli stimoli attivati dal Congresso ammonta già a oltre 2.800 miliardi di dollari, pari al 13% del valore del PIL USA. Questo enorme supporto è distribuito su diversi fronti, tra cui anche il sostegno a prestiti alle piccole e medie imprese, con sgravi fiscali per le stesse imprese impegnate in maggiori spese sanitarie a causa del Covid-19, e forme di pagamento diretto per i cittadini (il cosiddetto “helicopter money”) accompagnate da un aumento dei sussidi di disoccupazione. I Democratici hanno inoltre presentato, e già approvato alla Camera dove hanno la maggioranza, un ulteriore piano di stimolo fiscale per un ammontare complessivo di 3.000 miliardi di dollari, il 14% circa del PIL americano. Resta ora da ottenere il via libera dal Senato che potrebbe arrivare per  importi più contenuti.

In Europa, la Commissione Europea sulla scia della proposta Macron-Merkel ha aperto le porte a un’unione fiscale pubblicando il piano denominato “Next Generation EU” dal valore di almeno 750 miliardi di euro, pari al 5,4% del PIL 2019 dei 27 Paesi della Ue. Di questi, 500 miliardi saranno distribuiti tra i Paesi membri direttamente come stimoli e 250 miliardi sotto forma di prestiti. Il “Next Generation EU”, aggiunto al fondo MFF da 1.100 miliardi di euro, al pacchetto di stimoli denominato SURE da 540 miliardi di euro, alle linee di credito sotto l’egida del MES (il Meccanismo Europeo di Stabilità), e al piano di sostegno lanciato dalla BEI (la Banca Europea degli Investimenti), porterà il totale degli stimoli nell’Unione Europea a oltre 2.400 miliardi di euro.

Anche i giganti asiatici hanno adottato massicce misure fiscali. Con una serie di piani lanciati sotto forma di molteplici stimoli, la Cina sta adottando misure per contrastare la frenata economica da Covid-19 che porteranno lo il deficit fiscale complessivo al 14,3% del PIL 2020 dal 7,8%sul PIL nel  2019. In parallelo, il governo giapponese sotto la guida del premier Shinzo Abe ha dato il via libera a un altro pacchetto record di stimoli dal valore del 21% del PIL nipponico, anche se a livello di spesa diretta a livello di bilancio fiscale è atteso un impegno più ridotto, pari al 3,7% del PIL.

Non è detto che gli stimoli fiscali a livello globale si fermino qui man mano che i Paesi avranno una visione più chiara sul reale impatto della recessione da coronavirus. In ogni caso, la grande portata dell’ondata globale di stimoli fiscali già in corso permette di giustificare un orientamento favorevole verso gli asset rischiosi nonostante gli attuali dati macroeconomici negativi e la situazione generale ancora caratterizzata da elevata incertezza.

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Perspective Giugno 2020.

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