I mercati emergenti rappresentano la scommessa vincente del 2019. Non è tuttavia possibile ignorare una serie di rischi che potrebbero avere un impatto negativo sull’andamento di breve termine di tutte le asset class dell’area. Il primo è quello dell’apprezzamento del dollaro verso le principali valute emergenti. Ma, a pesare sulle economie dell’area è anche il rafforzamento del prezzo del petrolio, che potrebbe rendere le banche centrali asiatiche meno espansive. Ultimo elemento – e probabilmente più importante, anche perché inatteso -, il recente inasprimento delle rispettive posizioni nella guerra commerciale tra USA e Cina. L’undicesimo round di negoziati, che si è svolto a Washington il 10 maggio, si è concluso con una fumata nera e  non sono previsti nuovi incontri fino al G20 di fine giugno in Giappone.

Nel frattempo sono entrate in vigore le nuove tariffe (al 25% dal precedente 10%) su circa 200 miliardi di dollari di prodotti importati dalla Cina, con un costo per le diverse economie variabile in base alla reazione della Cina. Resta uno spiraglio: le nuove misure infatti non si applicheranno ai prodotti spediti dalla Cina prima del 10 maggio, lasciando una finestra temporale per giungere a una soluzione morbida, che sia meno dannosa per l’economia globale.

Nel frattempo, appare opportuno – anche in considerazione delle performance già realizzate, mentre le valutazioni si sono portate sopra la media storica – operare un profit taking tattico riducendo la posizione sia su equity che su bond emerging.

Versione completa del Perspective – maggio 2019.

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