Le aziende familiari italiane sono state messe a dura prova in questi mesi dall’emergenza Covid-19. Il Family Business è uno dei settori più importanti in Italia, rappresentando circa il 65% delle imprese italiane con fatturato superiore ai 20 milioni di euro.

Cordusio, essendo la società di Wealth Management di UniCredit in Italia e servendo le più grandi famiglie imprenditoriali italiane, è sempre attenta a questo tema e ha pertanto voluto comprendere gli impatti sull’economia reale, così da valutare come affiancare al meglio i Clienti in questa fase di rilancio e ritorno alla “nuova normalità”. La fotografia dell’attuale scenario è stata scattata attraverso l’Osservatorio AUB (AIDAF -Associazione italiana delle aziende familiari, Cordusio-UniCredit e Bocconi). L’oggetto della ricerca condotta dal Professor Corbetta dell’Università Bocconi su “Debito, mezzi propri e dividendi nelle aziende familiari italiane” ha portato a spunti e riflessioni interessanti.

I trend storici evidenziano che dal 2012 il rapporto tra debiti e mezzi propri delle aziende familiari si è ridotto del 30% circa. In particolare, il rapporto debiti finanziari su mezzi propri delle aziende familiari ha registrato una diminuzione del 25%,  l’incidenza dei debiti bancari sul fatturato è scesa di quasi due punti percentuali,  mentre quella degli oneri finanziari sul fatturato si è ridotta di quasi il 50%, confermando un trend generale di rafforzamento dei mezzi propri dopo la crisi economica di 10 anni fa.

Approfondendo lo Studio, troviamo interessanti alcune correlazioni emerse dal confronto dei risultati, come il fatto che nelle aziende familiari la struttura finanziaria sembra essere influenzata dalla dimensione aziendale e da alcuni indicatori di governance delle imprese.

Se a questi andamenti tipici delle aziende familiari si aggiunge l’attuale scenario, Cordusio ritiene che in questa situazione sia importante che le imprese di medie dimensioni superino la fase di potenziale crisi di liquidità avvalendosi degli strumenti che i provvedimenti emergenziali hanno messo a disposizione, tra cui  le opportunità previste dal Decreto Rilancio, per il rafforzamento patrimoniale, contenute  negli articoli 26 e 27.

L’articolo 26, infatti, contiene tre distinte misure di natura fiscale, cumulabili tra loro, volte ad incentivare il «rafforzamento patrimoniale delle imprese di medie dimensioni», diverse dai soggetti che operano nel settore bancario, finanziario e assicurativo. Si tratta di Crediti di Imposta a fronte di conferimenti e di perdite d’esercizio superiori al 10% del patrimonio netto, nonché il Fondo patrimoniale PMI, finalizzato a sottoscrivere entro fine 2020 obbligazioni o titoli di debito rimborsati decorsi 6 anni dalla sottoscrizione, purché siano rispettati alcuni requisiti previsti dalla norma. Per far fronte a questi crediti d’imposta, il Governo ha stanziato 2 miliardi di Euro per il 2021.

Nel caso dei Crediti di Imposta a fronte di conferimenti, questa opportunità vale nei casi in cui i conferenti siano persone fisiche e giuridiche, purché non appartenenti a gruppi societari, e le società beneficiarie siano società regolarmente iscritte nel registro delle imprese ed aventi sede legale in Italia (Spa, Sapa, Srl, Società cooperative, Società Europee) o stabili organizzazioni in Italia appartenenti ad imprese aventi sede in Stati della UE o in Paesi aderenti allo Spazio Economico Europeo.

Per poterne beneficiare  sono stati previsti dei criteri oggettivi a cui è necessario attenersi scrupolosamente, considerando anche che il Credito di Imposta, unitamente alle altre agevolazioni fruite direttamente e/o indirettamente dalla società beneficiaria, non potrà eccedere i limiti degli aiuti di Stato per Covid-19. E’ opportuno evidenziare che l’eventuale distribuzione di riserve da parte della società beneficiaria prima del 1° gennaio 2024 determina la perdita del beneficio.

Con l’articolo 27 del Decreto Rilancio, invece, è costituito un “patrimonio Rilancio” grazie alla Cassa Depositi e Prestiti. Il Patrimonio Rilancio prevede un’articolazione in comparti, avrà una durata di dodici anni dalla sua costituzione e sarà finanziato mediante apporti di beni e rapporti giuridici da parte del MEF, che per l’anno 2020 saranno costituiti da titoli di Stato nel limite massimo di 44 miliardi di euro.

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