Gli attuali scenari stanno mettendo sempre più sotto stress l’assetto produttivo e patrimoniale delle aziende.
In questi ultimi mesi le imprese hanno lavorato per fare un cambio di paradigma, puntare sulla digitalizzazione e sull’innovazione, anche integrando le proprie strategie aziendali con linee guida per far fronte ed uscire dalla fase di emergenza.

Le aziende devono sempre più considerare nel proprio approccio strategico le variabili endogene, soprattutto quelle legate al territorio e alla supply chain. Il fattore rischio diventa uno degli elementi essenziali: è necessario mettere in campo tutte le azioni necessarie per mitigarlo e possibilmente prevenirne altri. Più la strategia risulterà solida, maggiore sarà la possibilità di ripresa.

Come Cordusio siamo convinti che in momenti di grandi incertezza è fondamentale comprendere il cambiamento e sapere cogliere le opportunità che ne derivano. Cavalcare il cambiamento e saper scegliere le migliori opportunità è la chiave per prepararsi ad una ripresa più agevole e quindi sapersi distinguere dal mercato.
Crediamo che le aziende possano trovare delle opportunità anche nelle novità introdotte dal Decreto di agosto (D.L. 104/2020) che ha reintrodotto la possibilità per le società, gli enti non commerciali e i trust di rivalutare i propri asset.

Per questo abbiamo approfondito il tema con Roberto Lugano e Primo Ceppellini, Dottori Commercialisti e Fondatori di CLA Consulting.Dal nostro confronto è emerso infatti che l’attuale normativa introduce diverse novità che rendono la rivalutazione dei beni d’impresa un’opportunità che tutti gli imprenditori dovrebbero valutare con particolare attenzione.

La possibilità di rivalutare singoli asset patrimoniali e non più intere categorie omogenee di beni, è una delle novità che riteniamo interessanti. In più, il riconoscimento fiscale della rivalutazione già a partire dall’esercizio 2021, ai fini della deduzione dei maggiori ammortamenti può essere un altro aspetto da considerare. Per considerare i possibili vantaggi derivanti dalla cessione dei beni rivalutati, ai fini della determinazione delle plusvalenze o minusvalenze, è necessario attendere il quarto esercizio successivo. Riteniamo necessario evidenziare che se il bene venisse venduto entro il 31 dicembre 2023, la rivalutazione fiscale non vedrebbe i suoi effetti.

Constatiamo inoltre che il costo della rivalutazione è sicuramente attrattivo: il maggior valore fiscale dei beni, presenti sia nel bilancio 2019 sia nel bilancio 2020, può essere riconosciuto versando un’imposta sostitutiva (delle imposte sui redditi e IRAP) pari al 3% del valore dei beni oggetto di rivalutazione. Si tratta di un’aliquota sensibilmente inferiore rispetto a quella prevista nelle precedenti edizioni della normativa che prevedevano un’imposta del 12% per i beni ammortizzabili e del 10% per i beni non ammortizzabili. Il versamento dell’imposta sostitutiva del 3% va effettuato entro il termine previsto per il versamento delle imposte sui redditi, oppure può essere rateizzato in tre importi annuali. La misura del 3% è uguale per tutte le imprese, a prescindere dal tipo di attività esercitata, dagli effetti della pandemia sui ricavi e dal tipo di contabilità adottata.

A fronte dell’aumento dei valori degli asset rivalutati la società dovrà iscrivere nel proprio patrimonio netto una riserva di rivalutazione in sospensione d’imposta, che potrà essere affrancata versando un’imposta sostitutiva del 10%. E’ bene evidenziare che il futuro utilizzo di tale riserva a copertura di perdite non sconta alcuna imposizione.

Suggeriamo alle aziende, quando valutano l’opportunità di rivalutare, di considerare tutti gli impatti che ne derivano. Ammortamenti più elevati, ad esempio, comportano maggiori costi in bilancio i quali, se da un lato producono una maggiore deduzione fiscale, dall’altro possono pesare sul conto economico della società. Ogni azienda dovrà quindi approfondire l’effetto complessivo da un punto di vista economico, finanziario e fiscale derivante dal versamento dell’imposta sostitutiva, che da un lato comporta in bilancio un aumento dei costi derivanti da maggiori ammortamenti fiscalmente deducibili e dell’altro l’incremento del patrimonio netto della società dovuto all’iscrizione della riserva da rivalutazione.

Troviamo interessanti queste novità anche per le aziende alla ricerca di benefici che derivino dalla possibilità di incrementare il valore dei beni immobilizzati rivalutabili iscritti nell’attivo patrimoniale. L’attuale legge introduce la possibilità di una rivalutazione “gratuita” solo di natura civilistica, che comporta l’incremento in bilancio dei valori dei beni aziendali rivalutati, senza alcun riconoscimento ai fini fiscali della rivalutazione effettuata. Questa soluzione crediamo possa essere ritenuta interessante dalle società che intendono migliorare il proprio attivo patrimoniale grazie alla rivalutazione dei beni, ma non sono interessate al riconoscimento fiscale della rivalutazione effettuata. Un miglioramento dei ratio patrimoniali derivanti dalla rivalutazione può considerarsi un’opportunità vantaggiosa, soprattutto nell’attuale contesto in cui le imprese si trovano ad operare.

Questa normativa ha quindi la particolarità di permettere all’azienda di scegliere se rivalutare anche i singoli beni immobilizzati e non necessariamente l’intera categoria omogenea cui essi appartengono, come accadeva in passato. Dal nostro punto di vista questo è un aspetto importante soprattutto se si decide di rivalutare gli immobili. La nuova rivalutazione avvantaggia soprattutto le imprese che detengono diversi immobili già iscritti nelle immobilizzazioni, alcuni dei quali potrebbero formare oggetto di vendita plusvalente a partire dal 2024. La rivalutazione delle partecipazioni è fiscalmente vantaggiosa solo per quelle società che non hanno i requisiti Pex, come le società immobiliari di godimento. Per tutte le aziende, i beni merce non sono mai rivalutabili.

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