Il mese di maggio si è aperto all’insegna dell’incertezza. Sul fronte USA torna lo spettro della trade war, agitato da un Donald Trump particolarmente aggressivo, che – allo scadere della deadline del 10 maggio – ha applicato l’innalzamento delle tariffe dal 10% al 25% su prodotti cinesi verso gli USA, per un valore di oltre 200 miliardi di dollari.

La Cina, dal canto suo, non ha accettato di lasciarsi intimidire, ma – pur essendo ancora disposta a una soluzione morbida – è altrettanto pronta a lanciare una contro-offensiva, qualora si rendesse necessario. Con conseguenze potenzialmente molto gravi per l’economia globale, proprio mentre accenna a un trend di recupero.

L’Europa appare, invece, ostaggio di una serie di eventi politici ancora di difficile lettura. Le elezioni europee del 26 maggio hanno confermato quanto previsto dai sondaggi: gli euroscettici avanzano ma non stravincono, mentre  i gruppi politici storici di PPE e S&D (Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici) non ottengono la maggioranza assoluta per la prima volta dal 1979. Un non evento per i mercati, proprio perché ampiamente atteso. Ma, nel lungo termine, l’ascesa dei partiti anti-establishment può essere un problema per il progetto stesso dell’UE.

E restano sul tappeto i possibili risvolti dell’irrisolta questione Brexit, che si intreccia con il rinnovo non solo del Parlamento, ma anche della Commissione europea. Ultima, ma non meno importante, la questione dell’Italia, che resta il sorvegliato speciale di una UE non necessariamente disposta a concedere ulteriori deroghe in termini di disciplina fiscale. Il lento e recente recupero dell’economia potrebbe essere messo a dura prova da questi eventi. La Banca Mondiale ingloba nelle sue stime una frenata di tutte le principali economie.

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