La sigla dell’accordo di libero scambio (RCEP) da parte delle nazioni dell’area Asia-Pacifico costituisce un forte elemento di attenzione a favore dei Paesi asiatici, il cui peso nell’indice azionario dei Mercati Emergenti è molto rilevante, arrivando intorno al 70%. L’accordo RCEP ha infatti dato vita in Asia alla più grande zona di libero scambio al mondo. Ne beneficeranno tutti i 15 Paesi che vi partecipano, ossia Cina, Giappone, Corea del Sud, Australia, Nuova Zelanda e i dieci Paesi della cosiddetta area ASEAN, acronimo di Association of South-East Asian Nations (Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico). Si calcola che degli attesi benefici derivanti dall’accordo, circa la metà andrà alla Cina, un quarto al Giappone e l’altro quarto al resto dei partecipanti. Nel complesso, l’area asiatica dell’accordo di libero scambio RCEP rappresenta circa un terzo della popolazione e del PIL mondiale.

Il nuovo accordo apre la strada a un ulteriore rafforzamento del predominio della Cina nel mondo. In qualità di più grande Paese industrializzato e di maggior nazione commerciale in Asia, Pechino beneficerà di bassi dazi, dell’eliminazione delle barriere commerciali e di regole uniformi, in particolare per le catene di approvvigionamento. A questo punto la Cina può mirare a diventare il Paese che stabilisce gli standard internazionali entro il 2035.

Grazie a questo accordo l’Asia passerà dall’essere la fabbrica del mondo ad essere il mercato del mondo. La costituzione del RCEP, oltre alle valutazioni appetibili, supporta la possibilità di sovraperformance di questa regione. Coerentemente, il nostro portafoglio azionario passa in sovrappeso degli Emerging Markets e a neutrale da sottopeso del Giappone, riflettendo ora una chiara preferenza per i Paesi asiatici. Oltre alla firma del RCEP, i motivi di questa scelta sono da ricondurre alla migliore gestione della crisi sanitaria e a una ripresa a V dell’economia cinese, tornata sopra i livelli pre-Covid 19. Infatti, in Cina i dati dell’economia e di tutti i settori, in particolare il manifatturiero, hanno segnato miglioramenti grazie al contenimento dei contagi.  Nel 2020 il PIL è atteso crescere intorno al 2%, mentre nel 2021 la crescita è stimata in forte rimbalzo sia per l’effetto base che per la ripresa dei consumi.

La scelta di sovrappesare i Mercati Emergenti rientra in un nostro posizionamento strategico del portafoglio sempre più focalizzato sulla componente azionaria. Questo posizionamento è spinto dallo scenario di fondo di tassi bassi per un esteso periodo di tempo (“lower for ever”), unito agli stimoli fiscali senza precedenti che hanno seguito l’emergere della pandemia e che sono sostenuti dalle banche centrali, a cui si aggiungono le speranze di un calo delle tensioni commerciali USA-Cina grazie alla nuova amministrazione Biden alla Casa Bianca.

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