Nell’ultimo scorcio del 2019 le politiche delle principali Banche Centrali sembrano aver testato la soglia oltre la quale la loro efficacia potrebbe diminuire. I tassi di interesse sono su livelli minimi da un lato e dall’altro dell’Atlantico: nonostante questo dato sia evidente, per il 2020 il mercato si attende che sia FED sia BCE proseguano nel loro mood accomodante. La pausa nella “politica di aggiustamento a metà ciclo” della FED potrebbe essere interrotta in caso di un ulteriore rallentamento macro, come dichiarato dallo stesso Jerome Powell a fine ottobre, mentre la Banca Centrale è già tornata a espandere il proprio bilancio. In campo sono presenti tutti gli elementi che possono spingere la FED a effettuare nuovi tagli: l’inflazione rimane contenuta e al di sotto dell’obiettivo, l’economia mondiale si sta raffreddando e l’incertezza politica generale rimane elevata.

La BCE, dal canto suo, continuerà a mantenere tassi ultra-bassi e, soprattutto in assenza di un’azione fiscale sostanziale da parte dei governi, potrebbe prendere in considerazione di allargare gli acquisti nell’ambito del Quantitative Easing a nuove tipologia di attività. Una previsione che trova conferma nelle parole della nuova presidente della Banca Centrale Europea Christine Lagarde, che nel corso di un convegno a Francoforte ha dichiarato che “la politica monetaria continuerà a sostenere l’economia e rispondere ai rischi futuri in linea con il nostro mandato di stabilità dei prezzi. E monitoreremo costantemente gli effetti collaterali delle nostre politiche. La politica accomodante della BCE è stata un fattore chiave della domanda interna durante la ripresa e tale orientamento rimane in vigore”.

Tuttavia la politica monetaria potrebbe raggiungere il suo obiettivo più rapidamente e con meno effetti collaterali se altre misure intervenissero a sostegno della crescita. Il ricorso alla politica fiscale resta auspicabile per evitare un marcato rallentamento delle economie locali o, per usare ancora le parole di Lagarde, è un “elemento chiave”. La Germania disporrebbe di un ampio margine di manovra fiscale, ma per passare dalla teoria alla pratica dovrebbe superare innanzitutto la regola dello Schwarze Null, il pareggio di bilancio nei conti pubblici sancito nella Costituzione. Nel Paese se ne inizia a dibattere, ma il processo si attende lungo e irto di ostacoli. Certamente l’effetto di una maggior spesa pubblica sarebbe però altamente benefico per la debilitata, ma strutturalmente solida, economia teutonica.

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