Per garantire liquidità al sistema e constatare la recessione legata al  Covid-19 delle economie dell’Area Euro, la Banca Centrale Europea ha deciso di ricorre a terapie d’urto come mai fatto finora. Nella riunione di emergenza del 22 aprile, sulla scia di quanto già fatto dalla Federal Reserve nei giorni  precedenti, ha deciso che accetterà come collaterale i cosiddetti “Fallen Angels”, ovvero obbligazioni con rating fino a BB (due gradini sotto al livello minimo Investment Grade), se fino al 7 aprile scorso avevano un rating pari o superiore alla BBB-. E potrebbe non finire qui. Non è escluso che la BCE decida di includere nei programmi di acquisto i titoli High Yield, come recentemente previsto dalla Banca centrale USA.

Con questa nuova mossa l’Eurotower indossa sotto gli occhi di tutti, tra cui non a caso quelli delle agenzie di rating, il ruolo di prestatore di ultima istanza, cioè di soggetti cui rivolgersi quando si ha urgente necessità di credito e si sono esaurite tutte le altre possibili opzioni.

D’altronde il presidente Christine Lagarde e la sua squadra di banchieri centrali dell’Eurozona non potevano più aspettare a fare questa ulteriore azione preventiva contro la crisi economica innescata dal coronavirus. Troppi i segnali di pressione sul debito di alcuni Stati importanti dell’Area euro, a cominciare da quello italiano, e quelli di una recessione molto pesante in particolare per il Vecchio Continente, duramente colpito dall’emergenza Covid-19 e dall’obbligato lockdown.

Non per niente, la decisione di diventare in concreto il prestatore di ultima istanza anche per i Fallen Angels è stata presa alla vigilia dell’appuntamento del 24 aprile, in cui l’agenzia di rating Standard & Poor’s si doveva esprimere sul rating italiano. Nello stesso periodo l’agenzia di rating Moody’s ha annunciato che lascerà il merito di credito dell’Italia invariato considerata la natura “temporanea” della crisi.

La BCE deve anche fare i conti con tutti i numeri recessivi che settimana dopo settimana arrivano dai dati macro pubblicati da tutti i Paesi euro per effetto del lockdown globale. Tanto che il 4 maggio ha dovuto diffondere le nuove stime ufficiali sulla crescita del PIL del 2020 tagliandole dal precedente +1,1% a -5,5%. Se non altro, per il 2021 l’outlook è stato rivisto al rialzo dalla precedente crescita dell’1,2% a +4,3% mentre per il 2022 le stime sono di una espansione del PIL pari a +1,7%, rispetto al precedente ritmo dell’1,4%.

Con le ultime mosse sull’allargamento dei collaterali accettati fino ai Fallen Angels, la BCE ha messo in campo una potenza di fuoco impressionante, ma non ha ancora esaurito i limiti della propria azione. Se da un lato difficilmente può ancora agire sui tassi di interesse con ulteriori tagli, dall’altro gli spazi per ulteriori manovre non mancano. Nella riunione di politica monetaria di inizio maggio, il consiglio direttivo ha in effetti annunciato di lasciare invariati i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la Banca centrale rispettivamente allo 0,00%, allo 0,25% e al -0,50%. Ma nella successiva conferenza stampa Lagarde ha voluto ribadire che il programma di acquisto di emergenza per la pandemia (Pepp) lanciato dalla BCE è “flessibile e sarà portato avanti fino a quando il Consiglio direttivo non riterrà terminata la crisi da coronavirus”.

Inoltre, negli ultimi giorni la stessa Lagarde ha annunciato anche Peltro, una nuova serie di operazioni di rifinanziamento, volta a garantire ulteriore liquidità al sistema finanziario e a sostenere i mercati monetari. “Peltro si concretizzerà in sette aste, che prenderanno il via a maggio e matureranno tra luglio e settembre 2021”, ha spiegato la numero uno della BCE. Le operazioni “saranno condotte attraverso una procedura di asta a tasso fisso a pieno collocamento, con un tasso d’interesse 25 punti base inferiore al tasso medio delle operazioni principali di rifinanziamento prevalenti durante la vita di ogni Peltro”.

La risolutezza della propria azione ha permesso alla BCE di non dover cambiar atteggiamento a fronte della recente sentenza della Corte costituzionale tedesca, che ha dato alla stessa BCE tre mesi di tempo per dimostrare la necessità del suo piano di acquisti di titoli pubblici, il piano Pspp più noto con il nome di Quantitative Easing, pena l’addio al programma della Bundesbank. La risposta dell’Eurotower non si è fatta attendere. Con un comunicato, nel prendere atto della decisione della corte tedesca sul QE ha affermato che rimane pienamente impegnata a fare tutto il necessario per l’economia dell’Eurozona, precisando allo stesso tempo che la Corte di Giustizia europea le aveva riconosciuto il rispetto del mandato conferitole dalla legge.

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Perspective Maggio 2020.

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