Proprio mentre il PIL  globale sembra essersi stabilizzato su un livello di crescita sostenibile, seppure inferiore a quello del 2018, emergono negli USA segnali di un possibile rallentamento.

Innanzitutto, a preoccupare gli investitori è la curva dei rendimenti dei governativi USA tra due e dieci anni sempre più piatta e  invertita nel tratto tra 3 mesi e 10 anni. Quando i rendimenti del Treasury a tre mesi superano quelli del decennale, ovvero quando il mercato considera più rischioso un investimento a breve che uno a lungo termine, questo è considerato un segnale anticipatore di una potenziale recessione. Si tratta di una condizione che d’altronde non si verificava dal 2007, anno precedente a quello dello scoppio della bolla dei mutui subprime.

Secondo le stime attuali la crescita globale dovrebbe attestarsi al +3,2% nel 2019 contro il +3,6% registrato un anno fa.

Il PIL USA è atteso in aumento del 2,4%, pur con probabili rischi al ribasso legati  al venir meno degli stimoli fiscali negli USA e alle crescenti tensioni commerciali. Tensioni commerciali che avrebbero un impatto anche sulla già anemica crescita europea, stimata all’1% nel 2019. E ovviamente sulla Cina che grazie agli stimoli monetari e fiscali vede la propria crescita in fase di stabilizzazione (+6,2% atteso nel 2019).

A sostenere i numeri attuali è soprattutto il calo del tasso di disoccupazione da entrambi i lati dell’Atlantico: negli USA il valore si è attestato al 3,6% ad aprile, toccando il minimo di mezzo secolo; mentre nell’Eurozona è al 7,6%, in lenta ma progressiva discesa. Il miglioramento della situazione occupazionale  supporta la domanda domestica e il settore dei servizi e  compensa il calo della manifattura segnalato nei mesi precedenti, nonché la diminuzione del commercio globale per effetto della guerra commerciale.

Per quanto in buona salute, anche il mercato del lavoro inizia a mostrare i primi segnali di rallentamento, proprio a partire dagli USA, dove in maggio sono stati creati 75.000 nuovi posti nel settore non agricolo, sotto le attese pari a 175.000 e in diminuzione rispetto ad aprile (224.000 rivisti al ribasso da 263.000).

Versione completa del Perspective – giugno 2019

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