Per fronteggiare l’emergenza economica del coronavirus che attanaglia imprese e famiglie, le Banche Centrali hanno schierato nelle ultime settimane un arsenale monetario senza precedenti. Nel giro di poco tempo la Federal Reserve e la Banca Centrale Europea hanno aumentato la loro capacità di acquisto di asset sia in termini di dimensioni di bilancio che di requisiti necessari per esser compresi negli acquisti, diventando così i principali fornitori di liquidità per i mercati dei titoli di Stato e dei titoli di credito. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Queste mosse le hanno di fatto investite del ruolo di prestatori di ultima istanza per il mercato del credito, con implicazioni positive per tutta l’asset class dei Corporate Bonds, in particolare Investment Grade. Per capire come lo sono diventate e per arrivare a definire le implicazioni sulle scelte di investimento, vediamo quali sono state le ultime mosse delle Banche Centrali.

La BCE nella seconda metà di marzo ha lanciato il Pandemic Emergency Purchase Programme (PEPP), un ulteriore programma di acquisti di titoli pubblici e privati per 750 miliardi di euro sul quale però, ed è qui il punto importante, è stata lasciata aperta la possibilità di aumentarne le dimensioni se la situazione congiunturale dovesse richiederlo. Questa mossa segue quella fatta a inizio marzo che prevedeva di ampliare il programma di Quantitative Easing già in corso da parte dell’Eurotower, con un piano di acquisti netti aggiuntivi di 120 miliardi di euro fino alla fine dell’anno, con l’obiettivo dichiarato di “garantire un forte contributo da parte dei programmi di acquisto del settore privato”.

Ancora di più ha fatto la Fed. Nel meeting del 9 aprile ha annunciato un nuovo impegno per erogare prestiti per 2.300 miliardi di dollari a sostegno delle famiglie e delle imprese americane valido fino a quando la pandemia di coronavirus non sarà stata messa alle spalle. Un’ingente quantità di risorse finanziarie. Jerome Powell, presidente della Banca Centrale americana, è stato chiaro: “Il ruolo della Fed è quello di fornire più sollievo e stabilità possibile agli Stati Uniti durante questo periodo di attività economica limitata, e le nostre azioni contribuiranno a garantire che la ripresa sia la più vigorosa possibile”.

Le nuove misure adottate dalla Fed, che si sommano a quelle varate in USA subito dopo lo scoppio della pandemia Covid-19, risultano particolarmente significative perché mostrano la forte determinazione a fornire liquidità alle imprese e ad estendere il controllo sull’intero mercato obbligazionario americano. In sostanza allargano il perimetro degli acquisti da parte della Banca Centrale oltre ai Treasuries Bond e ai titoli garantiti da mutui immobiliari, coinvolgendo in maniera massiccia anche le obbligazioni corporate Investment Grade e quelle High Yield. In particolare, tra le mosse incluse nell’ulteriore piano di sostegno spiccano le Primary Market Corporate Credit Facility (PMCCF) e Secondary Market Corporate Credit Facility (SMCCF), che consentono acquisti di obbligazioni Investment Grade e High Yield fino a ben 750 miliardi di dollari. La Banca Centrale USA potrà così espandere il suo programma di acquisto di titoli obbligazionari per includere le obbligazioni corporate che, al 22 marzo, erano classificate come Investment Grade, quindi con rating BBB-/Baa3, ma che successivamente sono state declassate a High Yield purché non a un livello inferiore a BB-/Ba3.

Ed è proprio quest’ultima mossa a costituire un vero e proprio punto di svolta per tutta l’asset class Corporate Bonds, vedendo la Fed vestire di fatto i panni di prestatore di ultima istanza sia per gli istituti finanziari sia per le imprese statunitensi. In pratica l’istituto centrale guidato da Powell pone un limite al rialzo dei rendimenti societari e, con la sua presenza da garante finale, evita l’innescarsi di un circolo vizioso societario in cui i problemi di liquidità portati dalla crisi da Covid-19 avrebbero potuto scatenare situazioni di insolvibilità. Il tutto in un momento in cui è evidente una deteriorata qualità delle obbligazioni Investment Grade USA dove oltre il 50% (era il 20% nel 2010) è rappresentato da obbligazioni di rating BBB.

Quali le conseguenze di queste nuove mosse sulle scelte di investimento? Gli acquisti senza precedenti per intensità e flessibilità delle principali Banche Centrali riducono il rischio di un massiccio rialzo dei costi di finanziamento societario e supportano il nostro giudizio di neutralità sull’Equity cui abbiamo dato seguito attraverso il ribilanciamento dei portafogli azionari. Ma soprattutto, supportano la nostra positività sulle obbligazioni corporate, in particolare quelle Investment Grade, che intendiamo accentuare nelle prossime settimane.

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Perspective Aprile 2020.

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