Le economie globali si apprestano a chiudere il primo trimestre dell’anno in rallentamento: secondo le stime il tasso di crescita del PIL si collocherebbe al +2,2%, segnando un deciso calo rispetto al +3,3% della media dell’ultimo biennio. Il tasso è coerente con l’andamento del Global Composite PMI: a gennaio l’indice ha segnato una riduzione a 52,1 con il manifatturiero a 50,7, rispetto al livello soglia di 50, che discrimina l’espansione dalla contrazione. Cina, Europa e ora anche USA potrebbero aver smesso di crescere sopra il potenziale.

Più in dettaglio, negli Stati Uniti la crescita del PIL è prevista al +2% nel primo trimestre del 2019. Un calo parzialmente influenzato dallo shutdown governativo, che ha determinato anche un incremento del tasso di disoccupazione al 4%.

Per quanto riguarda l’Eurozona, nell’ultimo trimestre del 2018 il PIL si è attestato a +0,2% sul trimestre precedente e a +1,2% anno su anno. Anche in questo caso sulla performance hanno influito fattori straordinari, come il maltempo in Germania e le rivolte dei gilet gialli in Francia. Le attese sul PIL nel medio lungo periodo sono al ribasso: a +1,4% per il 2019 (dall’1,8% del 2018) e di crescita sotto il potenziale per il 2020.

Infine, il PIL cinese continua a segnalare una perdita di forza: le attese per il 2019 sono di un incremento del 6,2%, rispetto al +6,5% registrato a tutto il 2018. A dicembre, il PMI manifatturiero è rimasto sotto la soglia chiave di 50 (49,5) e il Caixin, un indice che misura con maggior precisione l’andamento delle piccole e medie imprese, è sceso a 48,3.

Versione completa del Perspective – Marzo 2019.

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