L’economia mondiale – con le significative eccezioni di Italia e Germania – sembra aver consolidato la propria forza ad aprile. Lo segnalano i Leading Economic Indicators dell’OCSE che suggeriscono una sostanziale stabilizzazione del manifatturiero, come evidenziato anche dal JPMorgan Global Manufacturing PMI sceso leggermente in aprile a 50,3 dal 50,5 in marzo, ma con i nuovi ordini in aumento a 50,1 dal 49,9.

Gli indici regionali sono ancora in contrazione, ma mostrano i primi, importanti segnali di inversione di marcia. Negli Usa l’indice ISM del settore manifatturiero relativo ad aprile ha registrato un calo a 52,8, dal precedente 55,3, trascinato al ribasso dai comparti nuovi ordini, produzione e occupati. Non si tratterebbe comunque di un dato preoccupante in quanto sopra quota 50, a confermare la fase di espansione dell’economia americana. Inoltre, gli utili del primo trimestre riportati finora dalle aziende – che rappresentano l’82,8% della capitalizzazione dello S&P500 – hanno battuto le stime del 6,8%, con una crescita degli utili per azione del 2% anno su anno.

Il PMI composite preliminare dell’Eurozona di aprile, pur in leggero calo a 51,3 contro il 51,6 in marzo, segnala per il manifatturiero, dopo 9 mesi di ininterrotto declino, i primi segnali di stabilizzazione, collocandosi a quota 47,8 contro il 47,5 registrato a marzo. Il dato del Composite PMI è in linea con una crescita trimestrale dell’Eurozona nel secondo trimestre tra lo 0,2% e lo 0,3%. Anche nel caso dell’Europa, i bilanci pubblicati finora da 126 aziende (su 251) dello STOXX 600 mostrano utili per azione in decremento dello 0,5% anno su anno, decisamente migliori delle stime che vedevano un calo del 6%. In entrambe le aree a guidare le sorprese positive degli utili sono state le aziende della tecnologia, dei consumi discrezionali e del farmaceutico.

Infine, il manifatturiero cinese è rimbalzato in marzo, con i primi dati sopra quota 50 da novembre 2018: il PMI ufficiale è salito a 50,5 da 49,2 in febbraio, grazie agli aumenti dell’indice della produzione e dei nuovi ordini, mentre l’indice Caixin PMI (che misura con maggior precisione l’andamento delle piccole e medie imprese) ha segnato un incremento a 50,9 da 49,9.

Dopo il rallentamento dei mesi scorsi, l’economia globale sembra pertanto aver ripreso la sua direzione di crescita: nel primo trimestre 2019 il PIL Usa ha segnato un incremento del 3,2% anno su anno e l’Europa dell’1,2%, dati migliori delle attese degli analisti. Anche la Cina ha segnato un incremento del PIL sopra le stime, a +6,4%.

Nei prossimi mesi la congiuntura dovrebbe recuperare ulteriormente, ma pesano i timori di un aumentato rischio politico, che non è solo dovuto alle tensioni commerciali USA-Cina, con le trattative commerciali che diventano al margine più binarie, ma anche alle situazioni in Iran, Libia, Venezuela che spiegano il rialzo del prezzo del petrolio, nonché al rischio europeo (Brexit, Italia).

Versione completa del Perspective – maggio 2019.

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