Lo scenario sui mercati e le scelte di portafoglio

Scarica la versione completa del
Perspective Febbraio 2020.

 

«Il 2020 è iniziato fornendo elementi che ci permettono di prevedere una crescita globale modesta per l’anno in corso, ma non una recessione. Non solo. La firma dell’accordo di Fase 1 tra Stati Uniti e Cina sul fronte delle dispute commerciali tra i due Paesi, le politiche monetarie in generale espansive da parte delle principali Banche centrali e una maggiore azione fiscale in Giappone e nell’Eurozona potrebbero anche portare a un miglioramento, seppur leggero, dell’espansione del PIL globale nel 2020 rispetto al 2019. Stando al consensus raccolto da Bloomberg, la crescita potrebbe arrivare a +3,1% dal precedente +2,9%.

Le principali Banche centrali resteranno accomodanti nel 2020, ma risulteranno più stabili in termini di decisioni di riduzione dei tassi d’interesse, mentre la riscoperta della politica fiscale, che come indicato è un altro fattore che sosterrà l’economia globale quest’anno, avverrà in Europa soprattutto attraverso gli investimenti ambientali.

Il rischio politico ha subìto una importante riduzione per quanto riguarda i fattori con effetti potenzialmente più sistemici, grazie all’accordo sulla Brexit, con l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea lo scorso 31 gennaio, e alla firma dell’accordo commerciale tra USA e Cina il 15 gennaio. Di contro, si segnalano elementi idiosincratici di rischio legati all’emergenza coronavirus e a rischi geopolitici legati alle tensioni USA-Iran e alla crisi in Libia.

Dopo il generale allentamento delle tensioni politiche, l’attenzione è ora focalizzata sui risultati societari relativi al quarto trimestre del 2019 e sulle stime sui risultati futuri per capire meglio quanto spazio di crescita rimanga sui mercati azionari. Le prime indicazioni mostrano risultati superiori alle attese provenienti dalle aziende del settore finanziario e industriale.

Per quanto attiene le scelte di portafoglio, la maggior caratteristica difensiva in termini di rendimento dei dividendi e di flussi di cassa, lo sconto storicamente elevato del rapporto prezzi/utili e l’incertezza politica che sembra ora spostarsi negli USA, dove a novembre si terranno le elezioni presidenziali, portano a incrementare ulteriormente il sovrappeso sulle azioni europee con contestuale riduzione del posizionamento sulle azioni USA, abbassando il loro giudizio a sottopeso da neutrale.»