Geopolitica, ci sono delle partite ancora aperte, ma la ripresa economica sincronizzata tende ad attenuare potenziali tensioni

Il 2017 è stato un anno positivo per i mercati finanziari, sia sul fronte azionario che obbligazionario. Merito anche della crescita economica sincronizzata su scala globale e del passo accomodante mantenuto dalle banche centrali verso la normalizzazione della politica monetaria. Dallo scorso anno, però, il 2018 ha ereditato anche diversi rischi a livelli geopolitico.

Si parte con un fitto calendario elettorale: l’Italia è chiamata al voto il prossimo 4 marzo. Il 18 marzo si terranno le presidenziali in Russia, mentre il presidente cubano Raul Castro lascerà l’incarico ad aprile. A maggio si voterà in Colombia, a luglio in Messico. In ottobre toccherà al Brasile. Infine, a novembre, gli USA faranno i conti con le elezioni di metà mandato.

Più che l’esito delle urne, però, preoccupano le forti tensioni internazionali che attraversano il pianeta. Tra le incognite rimaste in sospeso dal 2017 c’è, in primo luogo, il programma nucleare nordcoreano: la decisione di partecipare ai giochi Olimpici, facendo squadra con la Corea del Sud appare, tuttavia, un chiaro segnale di disgelo da parte del regime di Pyongyang. Senza dubbio, è un passo in avanti per le relazioni diplomatiche tra i due Paesi.

Intanto, il Medio Oriente fa da teatro a continue frizioni tra Arabia Saudita e Iran. Senza dimenticare lo Stato di Israele, tornato al centro della scena, dopo la decisione del presidente USA, Donald Trump, di proclamare Gerusalemme capitale.

In Europa rimane il nodo Brexit. Le trattative per l’uscita di Londra dall’UE, entrate nella seconda fase, si focalizzano ora sui termini dell’accordo di libero scambio tra l’Unione  Europea e il Regno Unito. I rischi tuttavia appaiono limitati: dopo il referendum, l’economia britannica ha messo a segno risultati migliori del previsto. A sua volta, un accordo transitorio con l’UE dovrebbe scongiurare il rischio di un drastico congelamento degli investimenti fissi da parte delle imprese europee attive Oltremanica.

In bilico, invece, sembra essere il NAFTA, il Trattato per il libero scambio tra Messico, Canada e Stati Uniti, definito da Trump “il peggior accordo commerciale di sempre”: un suo smantellamento potrebbe penalizzare le azioni di alcuni mercati emergenti nel breve periodo e causare un peggioramento dei rapporti commerciali. Fari puntati anche sull’OPEC, che a giugno si riunisce per valutare una prosecuzione dei tagli alla produzione di greggio.

Nonostante i molti potenziali focolai di tensione, i mercati sembrano prestare maggiore attenzione alle dinamiche macroeconomiche. “Al netto della recente correzione, il consolidamento della ripresa a livello mondiale offre supporto alla dinamica dei profitti. I ribassi osservati a inizio febbraio hanno reso le valutazioni più attraenti e giustificano, quindi, una prosecuzione della tendenza positiva avviata a inizio anno – osserva Manuela D’Onofrio, Direttore Investments e Prodotti di Cordusio -. Se la propensione al rischio dovesse migliorare, la solidità della ripresa rappresenterà il migliore antidoto contro le minacce del rischio geopolitico”.

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