I mercati azionari cinesi stanno sperimentando da diversi mesi alcuni incrementi di volatilità riconducibili alla reazione degli investitori a una stretta a livello di regolamentazione che il Governo sta applicando ad alcuni settori privati. La mossa normativa non deve sorprendere. Risulta necessaria e comprensibile alla luce del fatto che la Cina rappresenta uno dei più importanti fenomeni geopolitici del pianeta degli ultimi anni e richiede di essere gestito dalle autorità politiche del Paese. Anche per questo e sulla base delle recenti rassicurazioni da parte delle autorità cinesi, riteniamo che potremmo essere vicini alla fine del periodo di maggiore attività regolamentatrice e quindi anche alla fine del recente picco di volatilità.

Ma quali sono i settori messi sotto pressione dalle autorità cinesi? Negli scorsi mesi c’è stata una inaspettata concentrazione d’iniziative da parte dei regolamentatori cinesi in alcuni settori come l’educazione e il Real Estate che ha spaventato gli investitori, in particolare stranieri. Sul primo, la stretta ha tenuto conto dell’obiettivo di impedire agli istituti scolastici privati di guadagnare dall’offerta di corsi di formazione, al fine di permettere un accesso paritario alle migliori università del Paese. Sul settore immobiliare l’attenzione di Pechino si è focalizzata sul limitare la crescita della leva finanziaria per il settore Real Estate, con la positiva conseguenza di prevenire un effetto bolla nell’economia.

A seguire la stretta su questi settori, ma non da ultimo, dopo Ferragosto una bozza di Regolamentazione delle piattaforme on-line ha spinto i titoli delle maggiori società Internet cinesi a perdere oltre il 10%. Il maggior controllo imposto sul mondo digitale delle aziende cinesi è riconducibile alla volontà da parte delle autorità di regolamentare un settore che, lasciato libero di espandersi nella fase iniziale dello sviluppo, è ormai diventato maturo nel Paese (penetrazione pari al 70%, superiore ai dati dei Paesi occidentali) a tutela di utenti e piccole e medie imprese.

In questo contesto, riteniamo che le autorità cinesi non vogliano fare una guerra al settore privato che rappresenta più dell’80%  dei nuovi posti di lavoro generati e che svolge una funzione essenziale per il mantenimento della stabilità sociale e la lotta alle disuguaglianze. La spesa per consumi in Cina non è ancora ritornata ai livelli pre-pandemia, ma la ripresa dei consumi potrebbe iniziare nell’ultima parte dell’anno e questo, insieme allo stimolo monetario, può favorire una ripresa delle azioni cinesi che alla prova dei fatti finora ha visto andamenti non uniformi tra i vari listini in cui sono quotate le società.

Questo andamento differenziato si spiega col fatto che Pechino sta anche effettuando una pressione sulle società quotate all’estero, affinché ritornino nel mercato cinese o almeno rispettino alcune delle più stringenti regole che le società quotate sui mercati interni già devono seguire. Il maggiore rischio regolamentare, causa della discesa delle quotazioni nell’ultimo periodo, ha avuto un effetto molto differente a seconda del tipo di azioni, con un effetto maggiore per le società negoziate fuori dalla Cina continentale.

È infatti possibile investire in società cinesi attraverso tre tipologie di titoli. Ci sono le azioni domestiche cinesi, ovvero le azioni di società con sede legale nella Cina continentale (onshore), denominate nella valuta locale Renminbi e negoziate nel mercato di Shanghai e di Shenzen, dette anche “A-Share”. Quest’ultime sono acquistabili solo dai residenti della Cina continentale o da parte di alcuni investitori istituzionali sulla base di quote stabilite e limitate. Esistono poi le azioni cinesi con sede legale fuori dalla Cina continentale (offshore) denominate in dollari di Hong Kong e negoziate alla borsa di Hong Kong, dette anche “H-Share”. Infine, si può investire sulle azioni cinesi denominate in dollari e negoziate nelle borse statunitensi (offshore), note come ADR (American Depositary Receipt).

Il maggiore rischio regolamentare, a cui è riconducibile la recente discesa delle quotazioni, ha avuto un effetto molto differente a seconda del tipo di azioni. Le performance di queste tre famiglie di azioni mostrano ad esempio che le Big-Tech cinesi, che rappresentano la parte più importante delle società ADRs cinesi negoziate negli Stati Uniti, sono state particolarmente penalizzate, mentre l’indice Shanghai Shenzhen CSI 300 (quello delle “A-share”), costruito per replicare la performance delle top 300 società cinesi quotate sui mercati azionari dentro la Cina, ha registrato variazioni negative decisamente più contenute. Dunque, investire, oggi, sulle azioni cinesi impone una selezione mirata degli strumenti e dei settori di riferimento necessaria proprio per le caratteristiche peculiari di questo mercato.

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