L’allentamento di alcune misure anti-Covid, la presentazione dei piani nazionali di ripresa alla Commissione Europea e l’accelerazione dei piani vaccinali dei singoli Paesi stanno producendo un miglioramento sulle prospettive economiche dell’Eurozona. Lo dimostrano le ultime statistiche macroeconomiche prospettiche relative al mese di aprile che vanno a mitigare quelle storiche negative sul primo trimestre del 2021. L’orientamento degli ultimi dati pubblicati finora, in particolare il sentiment economico della zona euro rilasciato dalla Commissione Europea e gli indici Pmi a cura di Ihs Markit, offrono nel complesso segnali incoraggianti sul fatto che la zona euro uscirà dalla doppia recessione già nel secondo trimestre dell’anno.

In effetti, stando ai dati preliminari sul Pil, nel primo trimestre dell’anno l’economia della zona euro si è contratta, pur meno delle attese, in un contesto in cui l’inflazione complessiva è aumentata, complice un picco dei prezzi dell’energia. Secondo Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea, tra gennaio e marzo del 2021 il Pil dei 19 Paesi della zona euro si è contratto di 0,6% su base trimestrale e di 1,8% su base annua. Il segno meno del Pil nei primi tre mesi dell’anno porta la zona euro in recessione tecnica, in scia alla flessione trimestrale di 0,7% del Pil archiviata nell’ultimo trimestre del 2020.

La notizia della recessione tecnica dell’Eurozona è stata però superata da alcuni nuovi dati macroeconomici positivi di aprile. Il sentiment economico della zona euro (Economic Sentiment Indicator, ESI) pubblicato dalla Commissione Europea è balzato ad aprile a 110,3 punti ad aprile dai 100,9 di marzo, superando ampiamente le attese, grazie all’accelerazione delle campagne di vaccinazione contro il coronavirus. L’ESI è così tornato sopra ai livelli pre-Covid, lanciando un segnale incoraggiante sulle prospettive di ripresa dell’economia dei 19 Paesi dell’Eurozona. A supportare lo scatto dell’indice sono stati i forti guadagni del sentiment economico in tutti i settori dell’economia e le aspettative sui prezzi di vendita vicine ai massimi degli ultimi 20 anni. Nel dettaglio, la fiducia nel settore industriale è balzata a 10,7 punti da 2,1 di marzo, superando ampiamente le attese. Per quanto riguarda il settore servizi, il comparto più grande della zona euro a cui è riconducibile oltre due terzi del Pil, il dato è cresciuto a 2,1 punti dal -9,6 di marzo, anche in questo caso risultando ben più alto delle aspettative.

Il netto miglioramento del sentiment ha avuto effetto sulle aspettative sui prezzi di vendita dell’industria manifatturiera, viste in crescita a 24,1 punti in aprile da 17,5 di marzo, arrivando vicino al valore più alto dal 2000, pari ai 25,5 punti registrati nel marzo 2011.

Un ulteriore dato macroeconomico positivo relativo al mese di aprile è arrivato dagli indici Pmi calcolati da Ihs Markit, che hanno indicato un’accelerazione dell’attività economica della zona euro. In particolare, il settore dei servizi ha ripreso a crescere a fronte di una dinamica ancora contrastata dei lockdown nei singoli Paesi. Il Pmi composito finale, ritenuto un indicatore dello stato di salute dell’economia, è salito a 53,8 ad aprile da 53,2 di marzo, rafforzandosi ben sopra la soglia dei 50 punti che divide le fasi di crescita da quelle di contrazione. Il Pmi relativo al settore dei servizi è aumentato a 50,5 da 49,6 mentre il Pmi manifatturiero ha evidenziato un’espansione dell’attività industriale ai massimi storici ad aprile. Restano comunque i disagi alla catena d’approvvigionamento causati dalla pandemia che hanno favorito uno scatto dei prezzi per i produttori, con il relativo indice composito dei prezzi salito a 64,0 punti, sui massimi di 10 anni.

In parallelo, Eurostat ha registrato un aumento dei prezzi al consumo dello 0,6% mese su mese ad aprile e di 1,6% su base annua. Ad alimentare l’aumento dell’inflazione è stato il balzo dei prezzi dell’energia, saliti del 10,3% su base annua, a fronte di un calo dello 0,4% su base annua dei prezzi dei beni alimentari. Tuttavia, senza queste due componenti che sono le più volatili del paniere dell’inflazione, il dato cosiddetto “core” è cresciuto dello 0,5% su base mensile e dello 0,8% su base annua, in rallentamento rispetto a marzo quando il dato su base annua era stato dell’1,0%.

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