Da alcuni anni sentiamo parlare di strumenti illiquidi e prodotti alternativi come forma di investimento per ottenere dei ritorni positivi, rinunciando alla disponibilità dei capitali per un lasso temporale medio lungo.

Oggi in Italia sono molte le forme regolamentate, una fra queste è la SPAC, ovvero la Special Purpose Acquisition Company.

Le SPAC sono società quotate in Borsa che hanno come obiettivo quello di raccogliere capitali (tramite una IPO) allo scopo di effettuare successivamente l’integrazione/fusione (Business Combination) con una società privata operativa sul mercato (società target) in un orizzonte temporale massimo di 18-24 mesi.

L’idea di SPAC nasce in USA nel 1992, quando il governo americano decise di regolamentare quelle che fino ad allora venivano chiamate “Blank Check Company”. In Europa la prima SPAC viene lanciata nel 2005, mentre in Italia la prima operazione avviene nel 2011 con la quotazione della SPAC “Made in Italy1” che nel 2012 ha chiuso una business combination con la società target SeSa Spa, leader nel campo dell’information technology.

Gli investitori e il mercato in generale dimostrano ormai da alcuni anni di essere sempre più attenti a questa soluzione di investimento, in particolare negli Stati Uniti. Il 2020 è stato un anno boom per le Spac statunitensi: oltre 220 operazioni di quotazione sono state portate a compimento. Il fenomeno si sta diffondendo anche in Europa. Secondo i numeri di Borsa Italiana, dal 2011 – anno in cui è stata resa operativa la normativa per questo veicolo di investimento – fino al primo trimestre 2021, sono state 29 le Spac ammesse sui mercati, per un totale di 3,8 miliardi di euro di capitali raccolti e in gran parte ancora da investire in società target non quotate.

L’elevato interesse verso questi strumenti è sicuramente dettato dalle prospettive di ritorno in un contesto di tassi bassi o prossimi allo zero, ma anche dalla sua capacità di essere una soluzione per le PMI non quotate che attraverso questo strumento lo diventano automaticamente per effetto della Business Combination. Di fatto, più crescerà il numero di piccole e medie imprese ad alto potenziale, più crescerà il numero di possibili SPAC. Le opportunità per le aziende italiane ed europee, dove esiste un’oggettiva sottorappresentazione del tessuto aziendale nei mercati quotati per ragioni storiche, possono essere molto significative.

Si tratta di uno strumento finanziariamente complesso adatto a clienti con conoscenze elevate ed un approccio professionale agli investimenti. L’investimento in una SPAC presuppone la credibilità personale del management di riferimento (i cosiddetti Sponsor dell’operazione) fondata sulla loro esperienza pregressa e su elevate competenze di mercato e di alta finanza da mettere in campo.

Recentemente, Cordusio ha collocato per i propri clienti professionali la SPAC di Vam Investments che lunedì 19 luglio è sbarcata sul mercato di Amsterdam, raccogliendo 225 milioni di euro. Obiettivo della SPAC è quello di identificare e investire in aziende operanti nel settore consumer basate o operanti nello Spazio Economico Europeo, in Svizzera o nel Regno Unito.

Secondo Gennaro Del Sorbo, Head of Wealth Investment Banking di Cordusio, “La collaborazione con UniCredit Corporate Investment Banking, joint book runner dell’operazione, ci permette di far leva su soluzioni sempre più sofisticate. È proprio questo che rende il nostro Wealth Management più competitivo: operazioni esclusive che valorizzano le competenze del CIB per offrire ai nostri clienti un red carpet.”

Cristiana Vai, Head of Investment Products, aggiunge: “Nella gamma prodotti di Cordusio, la Spac rappresenta il veicolo per eccellenza per l’investitore UHNWI professionale che desidera combinare Private Equity e investimento sui mercati quotati.

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