La nuova normativa istituisce una nuova figura giuridica-fiscale, l’Ente del Terzo Settore, all’interno della quale trovano spazio anche i cosiddetti “Enti filantropici”, vediamo l’impatto per la Clientela wealth.

 

Now – Un nuovo quadro di riferimento per il “no profit”

Mancano all’appello 40 provvedimenti ministeriali, necessari affinché la legge diventi pienamente operativa. E secondo alcuni osservatori, bisognerà attendere alcuni mesi. Ma intanto la riforma del Terzo Settore promette di mettere ordine nel vasto mondo delle organizzazioni no profit. I decreti legislativi approvati dal Consiglio dei Ministri il 28 giugno 2017 scorso per dare compimento alla legge delega n.106 del giugno 2016 intervengono in particolare su quattro materie chiave: Servizio civile universale, 5×1000, Impresa sociale e Codice del Terzo Settore.

 

New – Le novità sugli Enti del Terzo Settore

Sono sei le novità più importanti della riforma. Nasce una nuova figura giuridica-fiscale, l’Ente del Terzo Settore, che abbraccia organizzazioni di volontariato, cooperative sociali, reti associative, società di mutuo soccorso e – recita la legge – “ogni altro ente costituito […] per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, mediante lo svolgimento di una o più attività di interesse generale […]”: tale figura andrà a sostituire tutte le precedenti formulazioni, a cominciare dalle Onlus, che vengono definitivamente abrogate.

Tutti gli ETS saranno inseriti in un grande Registro Unico Nazionale del Terzo Settore, istituito presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, dove confluiranno i vari albi precedentemente costituiti. Si assiste, contestualmente, a un’opera di revisione ed ampliamento delle “attività di interesse generale” riconducibili al mondo no profit: per esempio, vengono inclusi settori come l’agricoltura sociale, il commercio equo e solidale, l’alloggio sociale, il microcredito e l’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati. Viene semplificata, di pari passo, la procedura di acquisizione della personalità giuridica, attraverso l’iscrizione nel Registro Unico Nazionale dedicato. La richiesta viene trasmessa da un notaio, che deposita l’atto costitutivo del nuovo ETS, una volta verificata la sussistenza delle condizioni previste dalla legge: in particolare, l’entità del patrimonio minimo in dotazione, fissato in 15mila euro per le Associazioni e in 30mila euro per Fondazioni. Con la riforma, inoltre, fanno il proprio ingresso tra gli ETS i cosiddetti “Enti filantropici”, costituiti in forma di Associazione riconosciuta o di Fondazione, al fine di erogare denaro, beni o servizi a sostegno di determinate categorie di persone svantaggiate o attività di interesse generale.

Di particolare interesse sono gli aspetti fiscali del provvedimento. In linea generale, a partire dal 2018, le persone fisiche che effettueranno donazioni in denaro a Enti del Terzo Settore potranno optare per due forme alternative di agevolazione: la detrazione Irpef fino a un massimo di 30mila euro, o la deduzione di quanto versato nel limite del 10% del reddito complessivo dichiarato. In questo caso, viene eliminato il tetto dei 70mila euro annui previsto dalla DL 35 del 2005 («Più dai meno versi»). Se la donazione proviene da un’azienda o da un ente, il beneficio ammesso è però la sola deducibilità, fino al 10% del reddito.

 

Next – Il giudizio sulla riforma resta provvisorio

L’intervento del Legislatore è stato significativo e ha il merito di aver razionalizzato una materia complessa, che coinvolge 300mila associazioni, un milione di lavoratori e oltre cinque milioni di volontari. Il punto dolente, però, è non aver abrogato e riscritto gli articoli del Codice Civile (dal 14 al 42) che disciplinano dal 1942 la costituzione e la vita delle associazioni, delle fondazioni e dei comitati. Il giudizio definitivo sulla riforma rimane quindi sospeso, in attesa che tutti i provvedimenti attuativi vengano varati dai Ministeri competenti.

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