La forza dell’economia Usa mette il turbo agli utili delle società di Wall Street

 

La curiosità era tanta e le attese non sono andate deluse: la stagione degli utili comunicati dalle aziende Usa relativi al secondo trimestre del 2018, che con l’inizio settembre volge ormai al termine, si è rivelata ricca e sorprendente. Gli ultimi dati, non ancora del tutto definitivi ma sostanzialmente rappresentativi, rivelano che le società dell’S&P 500 hanno registrato nel complesso tra inizio aprile e fine giugno 2018 una crescita degli utili intorno al 25-26%. Una dinamica che ha dato una bella mano al listino azionario statunitense a salire verso nuovi massimi ma che comunque ha rappresentato una sorpresa fino a un certo punto.

Già alla vigilia dell’inizio di questa stagione degli utili le previsioni sono state continuamente riviste al rialzo: la stima di consensus a inizio luglio era per una crescita del 20% dei profitti aziendali ma persino in quel momento veniva ritenuto probabile che tale crescita potesse essere sensibilmente superiore grazie all’effetto sempre più evidente dei tagli fiscali applicati dalla amministrazione Trump in aggiunta al buon andamento del settore energia. L’impatto positivo dei tagli fiscali dovrebbe essere stato, stando a stime di luglio, di un apporto di un’ulteriore crescita del 7-8% degli utili complessivi, pari a sua volta a un peso del 30% sulla tutta la crescita totale degli utili per azione.

Sul vigore dei risultati delle corporate Usa ha contribuito anche la robusta crescita dell’economia a stelle e strisce, sostenuta tra l’altro sia dai consumi privati che hanno beneficiato a loro volta della forza del mercato del lavoro e dalla rafforzamento del trend degli investimenti. D’altronde i numeri ci dicono che l’economia statunitense sta crescendo a passo spedito, con il dato del Pil del secondo trimestre che, anche questo a sorpresa, nella lettura diffusa a fine agosto è stato rivisto ulteriormente al rialzo da 4,1% a 4,2%. Tra le varie voci oggetto di revisione migliorativa, ha ricoperto un ruolo centrale la contribuzione delle esportazioni nette (da 1,06% a 1,117% il contributo sul Pil Usa), livello massimo da fine 2013.

Non per niente le aziende presenti nell’indice S%P500 hanno registrato anche una crescita dei fatturati nel secondo trimestre del 2018 intorno al 9%, anche in questo caso superiore alle aspettative attestate su un +8%.

L’emblema di questo trend è probabilmente Apple, con risultati di bilancio relativi al secondo trimestre solare – ma che in realtà riguardano il terzo trimestre fiscale dell’azienda – che hanno spiazzato gli analisti. Gli utili netti del colosso di Cupertino sono saliti su base annua del 32%, con l’utile per azione  che ha fatto persino meglio, accelerando del 40%, a cui ha contribuito anche il programma aggressivo di riacquisto di azioni proprie lanciato dal gruppo. L’utile per azione di Apple ha raggiunto i 2,34 miliardi di dollari, battendo i 2,18 miliardi di dollari attesi dagli analisti intervistati da Thomson Reuters. Il fatturato è salito a 53,3 miliardi di dollari, superiore dunque ai 52,3 miliardi del consensus, pari a un  +17% su base annua. L’effetto di questi numeri sul titolo in Borsa è stato quello di scrivere una pagina di storia dei mercati azionari: Apple ha superato i mille miliardi di dollari di capitalizzazione.

Con il gigante di Cupertino che ha anche fornito un outlook sui ricavi del terzo trimestre solare, quello in corso, migliore di quello degli analisti, e tenuto inoltre conto delle indicazioni macroeconomiche positive rilasciate nelle ultime settimane negli Stati Uniti, le prime stime di consensus relative agli utili Usa del terzo trimestre sono salite a livelli di nuovo incoraggianti e già oggetto di revisioni al rialzo.

Se queste attese positive verranno confermate o meno nella prossima stagione delle trimestrali, dipenderà dall’evolversi in queste settimane di diverse variabili che possono condizionare i risultati delle corporate Usa. Tanto per citarne alcune: gli ulteriori benefici che potranno derivare dalle riforme sulla tassazione delle società e il loro impatto sugli utili, l’aumento della spesa pubblica messo in campo dalla Casa Bianca e il suo impatto sui profitti aziendali, il peso della guerra commerciale avviata dal presidente Usa Donald Trump e l’impatto che avrà complessivamente l’aumento dei tassi di interesse che sta portando avanti la Federal Reserve, con le relative incognite di velocità e punto di arrivo.

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