In attesa dell’insediamento alla Casa Bianca Trump nomina i suoi ministri a Washington si lavora per la nuova squadra di governo: in attesa dell’insediamento previsto per il 20 gennaio Donald Trump è impegnato nel formare la squadra di governo che lo accompagnerà per i prossimi quattro anni.

A poco più di un mese dalla sua elezione a Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump è impegnato a reclutare i membri della sua nuova squadra di governo, in vista dell’insediamento alla Casa Bianca previsto il prossimo 20 gennaio. Sebbene sia ancora troppo presto per trarre conclusioni sull’agenda politico economica della nuova amministrazione Usa, le nomine possono offrire qualche indicazione utile sulle intenzioni del presidente eletto.

Per sapere se l’agenda politica dell’amministrazione Trump verrà messa in pratica e quali misure saranno approvate dal Congresso, che difficilmente permetterà un ulteriore ampliamento del debito pubblico, bisognerà aspettare ancora qualche mese. Ma i curricula e le ideologie dei nuovi consulenti e segretari di Dipartimento lasciano intuire quali delle tante promesse fatte in campagna elettorale dal candidato repubblicano potrebbero essere attuate.

Il governo Trump lavorerà per rilanciare gli investimenti, specialmente nel settore delle infrastrutture, avvierà un maxi piano di taglio delle imposte dei contribuenti e delle aziende con l’obiettivo di aumentare i consumi e si impegnerà probabilmente al ridimensionamento dell’Obamacare, la riforma di assistenza sanitaria varata dal suo predecessore.

 

L’economia al centro della politica di Trump

Per quanto riguarda la politica economica, gli uomini selezionati finora hanno una chiara matrice imprenditoriale. L’amministrazione Trump promette di essere più favorevole alle aziende ma tra i suoi obiettivi primari ci sono anche la creazione di posti di lavoro e l’aumento dei salari. Tre le figure chiave finora chiamate da Trump: Steven Mnuchin, Wilbur Ross e Andrew Puzder.

Una delle figure di maggiore rilievo dei governi statunitensi è il segretario al Tesoro. A ricoprire questa posizione Trump ha chiamato Steven Mnuchin, figura poliedrica capace di passare dal regno della finanza di Goldman Sachs alla produzione di pellicole cinematografiche (ha prodotto Sully, il film di Clint Eastwood attualmente nelle sale). Fedelissimo di Trump, Mnuchin ne ha gestito finanziariamente la campagna elettorale. Con il prossimo presidente Usa condivide decisionismo e pragmatismo nonché l’obiettivo fiscale di ridurre le imposte “la più grande riduzione dai tempi di Ronald Reagan” ha dichiarato al network Cnbc.

Il ministro del Commercio, altra posizione chiave del governo, sarà Wilbur Ross. Investitore e miliardario specializzato nel rilanciare aziende in crisi. In piena sintonia con Donald Trump ha definito stupidi e dannosi gli accordi commerciali siglati dagli Stati Uniti. Il suo compito sarà difendere e sostenere l’industria manifatturiera degli Usa.

Un sostegno che, alle aziende, arriverà anche dal ministro del Lavoro Andrew Puzder, amministratore delegato del colosso dei fast food Cke Restaurants e fervido oppositore di due capisaldi dell’amministrazione Obama: incremento del salario minimo e retribuzione degli straordinari. Per Puzder questi provvedimenti incrementano i costi delle aziende che sono costrette ad aumentare i prezzi dei prodotti. Al contrario la deregulation del mercato del lavoro e lo snellimento delle normative porterebbero a un aumento dell’occupazione e salari migliori.

Un altro pilastri della precedente amministrazione Obama è sotto attacco. La riforma sanitaria Obamacare. Il prossimo ministro della Salute, Tom Price, ha già redatto una proposta per sostituire l’Affordable care act (Aca).

 

Dove andrà la politica energetica

La rivoluzione Trump investe anche il settore dell’energia e mette sotto scrutinio le teorie sul riscaldamento globale e gli accordi sul clima firmati a Parigi (Cop21). Al Dipartimento dell’Energia approderà Rick Perry, per 15 anni governatore del Texas, il maggiore produttore di energia degli States. Perry non si occuperà, tuttavia, solo di questo. Al suo dicastero fanno infatti riferimento anche la gestione e la sicurezza della produzione di energia nucleare, nonché lo smaltimento delle scorie radioattive. Alla guida dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente Trump ha selezionato Scott Pruitt che, in passato, ha criticato proprio l’Epa (Environment protection agency). Alleato dell’industria petrolifera, del gas e del carbone, si pone come obiettivi la protezione dell’ambiente senza sconfinare nella riduzione della libertà delle imprese americane che ha caratterizzato finora l’attività dell’Agenzia.

 

In politica estera spazio ai veterani

Due generali e un altro capitano di industria occuperanno le posizioni chiave della politica estera a stelle e strisce. Gli accordi siglati in passato da Washington sono, anche in questo caso, nel mirino, in particolare quelli con l’Iran mentre viene perseguito il riavvicinamento alla Russia.

Il segretario di Stato sarà Rex Tillerson, presidente e amministratore delegato di Exxon Mobil, molto vicino al leader russo Vladimir Putin. Non è solo per questo, tuttavia, che ha riscosso il gradimento di Trump. Exxon Mobile è “una delle società più grandi e quotate al mondo” ha dichiarato il prossimo presidente degli Stati Uniti ed è presente in cinquanta nazioni, tra le quali la Russia dove ha una partnership con Rosneft.

Alla Difesa andrà il falco James “Mad dog” Mattis. Generale dei marines in pensione e a capo dello United States Central Command fino a marzo 2013, ritiene che il principale percolo in Medio Oriente provenga dall’Iran. L’accordo nucleare con la Repubblica islamica potrebbe essere quindi rivisto o cancellato. Di sicurezza nazionale, insieme a lui, si occuperà il nuovo consigliere per la Sicurezza nazionale Michael Flynn, un altro generale che ha accumulato stellette in Afghanistan e Iraq prima di arrivare alla guida della Defence intelligence agency (Dia) da dove venne rimosso nel 2014 dal presidente Obama. Anche Flynn ha posizioni favorevoli al presidente russo Putin.

 

Il braccio destro di Trump

Stephen Bannon sarà il consulente strategico del prossimo presidente degli Stati Uniti. Reduce dal successo della campagna elettorale di Donald Trump, non nasconde le sue posizioni di destra radicale. È stato scelto per la sua abilità ed esperienza nel campo della comunicazione sul web.

Infine, altra nomina di rilievo, Jeff Sessions alla Giustizia. Ultraconservatore, senatore dell’Alabama, in varie occasioni accusato di razzismo, è un sostenitore della prima ora di Trump del quale sostiene in toto l’impegno contro l’immigrazione e la proposta di aumentare i controlli al confine con il Messico.

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